Salute mentale dei giovani, richieste di aiuto quasi raddoppiate. L’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche punta sulla prevenzione
Nei primi nove mesi del 2026, i casi legati alla salute mentale registrati attraverso la linea di ascolto 1.96.96 di Telefono Azzurro sono aumentati dell’87,2%: 1.286 contro i 687 dello stesso periodo del 2025. In 417 casi emergono riferimenti a pensieri suicidari, tentativi di suicidio o comportamenti autolesivi.
Da questi temi è stato sviluppato “Stare bene, oggi. Crescere connessi”, l’incontro promosso dalla Fondazione SOS Il Telefono Azzurro ETS, in collaborazione con l’Alma Mater Studiorum - Università di Bologna e l’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, che si è svolto nel complesso universitario di Belmeloro, in occasione della Giornata mondiale della salute mentale. Un’iniziativa che ha riunito ricercatori, psicologi, docenti e rappresentanti delle istituzioni, con un ruolo centrale affidato agli studenti del Liceo delle Scienze Umane dell’Istituto Enrico Mattei, presenti in aula, e alle molte classi collegate da tutta Italia.
Nel messaggio inviato ai ragazzi, Isabella Conti, assessora regionale a Welfare, Terzo settore, Politiche per l’infanzia e Scuola, ha richiamato la campagna regionale “Non ignorare le notifiche che contano”, dedicata all’importanza della relazione, dell’ascolto e della presenza degli adulti, soprattutto nei primi anni di vita. “Perché educare a un rapporto consapevole con il digitale significa certamente accompagnare bambini e ragazzi nell’uso degli strumenti, ma significa anche interrogarci, come adulti, sui nostri comportamenti e sulla qualità del tempo e dell’attenzione che dedichiamo loro”, ha scritto Conti.
Il Telefono Azzurro è sempre più impegnato a garantire una risposta umana alle richieste di aiuto, ha sottolineato Ernesto Caffo, fondatore e presidente di Telefono Azzurro: “Un ragazzo che di notte affida il suo dolore a un chatbot generalista parla con qualcosa che non è progettato per riconoscere il pericolo né per passarlo a un adulto competente. La tecnologia può essere parte della soluzione solo se porta a una persona, non se la sostituisce. Per questo servono regole chiare per le piattaforme, una rete vera tra famiglie, scuola e servizi sanitari, più investimenti nella neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza. I ragazzi hanno fatto la loro parte: ora tocca agli adulti non farli aspettare”.
“Questi dati fanno riflettere e richiamano la necessità di riconoscere precocemente il disagio psicologico e di rafforzare la collaborazione tra ricerca scientifica, scuola, famiglie e servizi sanitari. Non a caso, il Ministero della Salute ha finanziato un progetto che coinvolge il nostro IRCCS per studiare i bisogni emergenti e migliorare la risposta dei servizi”, ha detto Francesco D’Agostino, presidente del Consiglio di Indirizzo e Verifica dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche.
“La salute mentale dei ragazzi è un tema sul quale gli IRCCS neurologici possono mettere a disposizione competenze e conoscenze utili a fornire a famiglie e scuole gli strumenti per intercettare precocemente il disagio giovanile – ha aggiunto Raffaele Lodi, direttore scientifico dell’IRCCS bolognese - La ricerca deve aiutarci a comprendere i fattori di vulnerabilità, così da passare da un sistema che interviene quando il malessere è già manifesto a una rete capace di prevenirlo e intercettarlo precocemente”.
Comprendere il rapporto tra tecnologie e salute mentale richiede anche di conoscere i meccanismi neurobiologici che caratterizzano l’adolescenza, una fase di profondi cambiamenti nella struttura e nel funzionamento del cervello. “Il cervello adolescente è particolarmente sensibile alle esperienze sociali, alle gratificazioni immediate e al giudizio degli altri. I circuiti coinvolti nella ricerca della ricompensa maturano con tempi diversi rispetto alle aree cerebrali che regolano gli impulsi e la valutazione delle conseguenze. Questo può rendere i ragazzi più sensibili a meccanismi come notifiche, “like” e feedback sociali”, ha affermato nel suo intervento Caterina Tonon, docente dell’Università di Bologna e Responsabile del Programma di Neuroimmagini Funzionali e Molecolari dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche.
Altro tema centrale è il rapporto tra adolescenti e intelligenza artificiale. “La vita digitale è ormai parte integrante dell’esperienza degli adolescenti, è uno spazio nel quale si costruiscono relazioni, si cercano conferme e si esprimono emozioni e fragilità – ha sottolienato Ilaria Cataldo, psicologa e ricercatrice dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna –. Per comprenderne l’impatto sulla salute mentale non basta misurare il tempo trascorso davanti agli schermi. Dobbiamo capire come i ragazzi utilizzano le piattaforme, quali bisogni cercano di soddisfare e quando queste esperienze possono amplificare situazioni di disagio. L’obiettivo non è demonizzare la tecnologia, ma promuoverne un uso consapevole, aiutando i giovani a riconoscere i rischi e gli adulti ad accompagnarli senza giudizi o allarmismi”.
L’incontro, moderato dal dirigente scolastico Daniele Barca, ha visto anche gli interventi della presidente del Consiglio comunale di Bologna, Maria Caterina Manca, e di Daniela Piedimonte, vicecapo di Gabinetto della Prefettura di Bologna, e ha affrontato i temi della cittadinanza digitale, dei social media e del cyberbullismo. Al centro del confronto, anche le domande e le proposte degli studenti sulle azioni che scuola, famiglie, servizi sanitari e istituzioni possono mettere in campo per promuovere il benessere psicologico.