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Salute mentale dei giovani nell’era degli algoritmi, IRCCS ISN protagonista nella ricerca

Pubblicato il 06/07/2026 - Redattore Colonna Duilio
Raffaele Lodi, Caterina Tonon e Ilaria Cataldo hanno partecipato al confronto promosso nell’ambito del Bridge Health & Science del Centro Studi Americani a Roma. Al centro dei lavori la prevenzione precoce del disagio, la vulnerabilità del cervello in sviluppo e la qualità dell’esperienza digitale.

L’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna ha partecipato all’incontro “La salute mentale dei giovani nell’era degli algoritmi. Una sfida per famiglia, scuola e società”, che si è svolto il 2 luglio al Centro Studi Americani di Roma nell’ambito del progetto Bridge Health & Science.

Il confronto, moderato dalla senatrice Beatrice Lorenzin, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, ricercatori, professionisti della salute, pediatri ed esponenti del mondo educativo e del volontariato. Per l’Istituto sono intervenuti il Direttore scientifico Raffaele Lodi, Caterina Tonon, Docente dell’Università di Bologna e Responsabile del Programma di Neuroimmagini funzionali e molecolari dell’IRCCS, e la Psicologa e ricercatrice Ilaria Cataldo.

Al centro dei lavori, l’impatto che social network, smartphone, videogiochi, piattaforme digitali e sistemi di intelligenza artificiale possono avere sul benessere psicologico di bambini e adolescenti. Un fenomeno complesso, che richiede di evitare tanto la demonizzazione della tecnologia quanto la sottovalutazione dei rischi legati ad un utilizzo problematico o privo di un adeguato accompagnamento.

All’incontro hanno partecipato anche Roberto Sgalla, Direttore del Centro Studi Americani; la Senatrice Lavinia Mennuni e il Senatore Antonio Nicita; il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità Alberto Siracusano; Antonio D’Avino, Presidente della Federazione italiana medici pediatri; Stefano Vicari, Direttore della Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù; Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro; Don Massimo Angelelli, Direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della CEI e Marco Menchetti professore dell’Università di Bologna.

Intercettare il disagio prima che diventi patologia

Il professor Lodi ha presentato un progetto avviato, insieme al Ministero della Salute, nel territorio imolese e fondato sulla collaborazione tra ricerca scientifica, scuola, servizi sanitari e comunità locale. L’obiettivo è rafforzare la capacità degli adulti di riferimento di riconoscere precocemente i segnali di difficoltà e costruire risposte condivise prima che il malessere evolva in una condizione clinica.

Il progetto ha coinvolto oltre mille studenti e ha affiancato alla rilevazione del disagio attività rivolte a insegnanti e genitori. L’esperienza conferma l’importanza di una rete stabile tra famiglie, scuola, pediatri e servizi territoriali e specialistici. La salute mentale dei giovani non può infatti essere affrontata soltanto quando emerge una patologia, ma richiede interventi precoci di prevenzione, informazione e promozione del benessere.

Oltre lo “screen time”

La dottoressa Cataldo ha sottolineato la necessità di superare un approccio basato esclusivamente sul numero di ore trascorse davanti agli schermi. Per comprendere l’impatto delle tecnologie sulla salute mentale occorre considerare che cosa fanno i ragazzi online, quali bisogni cercano di soddisfare, quali relazioni costruiscono e quale funzione assume l’esperienza digitale nella loro vita quotidiana.

La qualità dei contenuti, le motivazioni d’uso e il contesto familiare e relazionale possono essere determinanti almeno quanto il tempo di esposizione. Dimensione fisica e digitale costituiscono ormai un unico ambiente “onlife”, nel quale le esperienze online incidono sul modo di percepire sé stessi, entrare in relazione con gli altri e gestire le emozioni.

Una particolare attenzione è stata riservata alla diffusione di chatbot e assistenti virtuali. Questi strumenti possono facilitare l’accesso alle informazioni ed evitare lo stigma che ancora accompagna la richiesta di aiuto ad un professionista, ma il loro utilizzo per gestire ansia, solitudine e disagio personale pone anche interrogativi sul rischio di dipendenza relazionale, delega delle decisioni e progressiva sostituzione dei rapporti umani.

La vulnerabilità del cervello adolescente

I meccanismi neurobiologici che rendono bambini e adolescenti particolarmente sensibili agli stimoli degli ambienti digitali sono stati approfonditi dalla professoressa Tonon.

Durante lo sviluppo, il sistema cerebrale della ricompensa, che favorisce la ricerca di gratificazioni immediate e approvazione sociale, matura più rapidamente delle regioni corticali prefrontali coinvolte nel controllo degli impulsi, nella valutazione delle conseguenze e nella regolazione del comportamento.

Questa caratteristica fisiologica del cervello in maturazione può amplificare nell’adolescente la sensibilità a notifiche, “like”, ricompense intermittenti e feedback sociali, elementi sui quali si basa una parte rilevante del funzionamento delle piattaforme digitali.

Gli studi di neuroimaging di Risonanza Magnetica condotti sugli utilizzatori intensivi indicano possibili modificazioni nella comunicazione tra i circuiti coinvolti in molteplici processi cognitivi, nella regolazione emotiva e nella percezione di sé. Alcune ricerche segnalano inoltre che alcune regioni cerebrali chiave presentano anche alterazioni strutturali. Sono tuttavia necessari ulteriori studi longitudinali per chiarire i rapporti di causa ed effetto e il possibile impatto di questi cambiamenti nel tempo.

Prevenzione, ricerca e responsabilità condivisa

Dal confronto è emersa la necessità di considerare la salute mentale delle nuove generazioni una priorità di sanità pubblica. Famiglie e scuola non possono essere lasciate sole di fronte a tecnologie progettate per catturare e trattenere l’attenzione.

Educazione digitale, prevenzione sanitaria, sostegno alla genitorialità, protezione dei minori e responsabilità delle piattaforme devono diventare parti di una strategia integrata.

In questa direzione si colloca il contributo dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna: studiare i rapporti tra cervello, comportamento e tecnologie digitali promuovere il riconoscimento precoce delle situazioni di fragilità e trasferire le conoscenze scientifiche nella pratica dei servizi, della scuola e delle comunità.