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REBOARREST, studio internazionale sull’arresto cardiaco extraospedaliero con una nuova tecnica di rianimazione (REBOA)

Pubblicato il 11/08/2026 - Redattore Iaquinta Beatrice
Pubblicato su Critical Care, lo studio ha visto la partecipazione del sistema di emergenza territoriale 118 di Bologna

Ogni anno sono oltre 400.000 le persone in Europa colpite da arresto cardiaco extraospedaliero, una delle principali emergenze tempo-dipendenti, nella quale la rapidità e la qualità dell’intervento possono fare la differenza sugli esiti clinici. Il cuore riparte in media nel 30% dei casi sulla scena e la sopravvivenza alla dimissione dell’ospedale è del 7.5% in Europa (EuReCa Three Study). La maggior parte dei pazienti con arresto cardiaco extraospedaliero non raggiunge un ripristino della circolazione spontanea (ROSC) ma esiste una tecnica, la Resuscitative Endovascular Balloon Occlusion of the Aorta (REBOA), che se utilizzata durante la rianimazione può contribuire ad aumentare temporaneamente la pressione e il flusso di sangue verso cuore e cervello, favorendo le condizioni per una possibile ripresa della circolazione.

È una procedura avanzata che prevede l’inserimento di un dispositivo temporaneo nell’aorta durante le manovre di rianimazione, già utilizzata in ambito ospedaliero e in specifici contesti selezionati e oggetto negli ultimi anni di crescente interesse per un possibile impiego in fase preospedaliera.

Proprio per valutare in modo rigoroso l’efficacia e sicurezza di questa applicazione in un contesto reale di emergenza territoriale è stato avviato lo studio REBOARREST. Il progetto, sviluppato tra il 2021 e il 2025, ha coinvolto 12 centri europei, servizi di emergenza territoriale, basi di elisoccorso e team avanzati di soccorso, tra cui anche il sistema di emergenza territoriale 118 dell’Azienda USL di Bologna che ha contribuito alle attività cliniche e operative della sperimentazione. Hanno partecipato allo studio Cristian Lupi, Lorenzo Gamberini e Marco Tartaglione, tra gli autori della pubblicazione scientifica.

“Siamo orgogliosi della partecipazione del nostro sistema allo studio REBOARREST, che conferma la qualità della rete preospedaliera e la sua capacità di contribuire a progetti internazionali di alto profilo. La ricerca in emergenza-urgenza guarda sempre più allo sviluppo di trattamenti avanzati direttamente sul territorio, valorizzando competenze professionali avanzate, formazione, investimenti e continuità tra fase preospedaliera e ospedaliera.” racconta Carlo Coniglio, Direttore della Rianimazione intra ed extra ospedaliera dell’Azienda USL di Bologna.

Pur non avendo dimostrato un vantaggio clinico definitivo rispetto al trattamento standard, lo studio REBOARREST ha confermato la fattibilità della procedura in ambito preospedaliero da parte di team di emergenza adeguatamente formati, fornisce, inoltre, dati importanti per lo sviluppo futuro delle strategie di trattamento dell’arresto cardiaco e apre nuove prospettive di ricerca sull’impiego di tecniche avanzate nella medicina dell’emergenza-urgenza.

L’interesse del sistema bolognese per la tecnica REBOA si inserisce in un percorso avviato da anni: già nel 2019 il Dipartimento di Emergenza Interaziendale aveva promosso attività formative e sperimentali dedicate a questa metodica, tra le prime esperienze sviluppate in Italia in ambito preospedaliero. In quell’occasione, il 118 di Bologna è stato anche tra i primi in Italia ad applicare la tecnica REBOA direttamente sul territorio, in contesto extraospedaliero, aprendo la strada allo sviluppo di competenze avanzate in emergenza-urgenza.

La partecipazione a questo progetto testimonia l’impegno del sistema di emergenza territoriale 118 e delle altre componenti del Dipartimento di Emergenza Interaziendale dell’Azienda USL di

Bologna nello sviluppo di tecniche avanzate di rianimazione e gestione del trauma, confermando la capacità della rete dell’emergenza territoriale di contribuire a progetti di ricerca internazionali ad alta complessità organizzativa e scientifica.

“Lo studio REBOARREST ha richiesto un grande impegno organizzativo e logistico, coinvolgendo tutta la filiera dell’emergenza: dalla Centrale Operativa 118 ai mezzi di soccorso di base e avanzati, fino alle terapie intensive e reparti di degenza. A tutti i professionisti coinvolti va il nostro ringraziamento per la competenza e la dedizione dimostrate. Partecipare efficacemente a uno studio internazionale di questa complessità, insieme ad alcuni dei principali protagonisti europei dell’emergenza extraospedaliera, conferma la qualità del nostro sistema e la sua capacità di contribuire alla ricerca e all’innovazione in ambito preospedaliero.” spiega Lorenzo Gamberini, Principal Investigator del progetto.

Il Dipartimento di Emergenza Interaziendale dell’Azienda USL di Bologna coordina la Centrale Operativa 118 Emilia Est per i territori di Bologna, Modena e Ferrara ed è riferimento regionale per la gestione delle emergenze tempo-dipendenti, del trauma maggiore e dell’elisoccorso. La rete dell’emergenza territoriale opera in stretta integrazione con il Trauma Center dell’Ospedale Maggiore e con le strutture ospedaliere della rete metropolitana, garantendo la presa in carico dei pazienti più critici dalla fase preospedaliera fino ai percorsi specialistici ospedalieri. L’attività comprende anche il coordinamento dell’elisoccorso regionale notturno e dei soccorsi nelle aree a maggiore complessità territoriale, come quelle appenniniche.

 

Lo studio REBOARREST

Lo studio REBOARREST, pubblicato sulla rivista Clinical Care, è uno studio multicentrico randomizzato europeo condotto tra il 2021 e il 2025 in 12 centri europei di Norvegia, Danimarca e Italia. Ha coinvolto 200 pazienti adulti colpiti da arresto cardiaco extraospedaliero non traumatico. L’età mediana dei pazienti inclusi era di 68 anni e il tempo mediano dall’arresto cardiaco alla randomizzazione variava tra 29 e 33 minuti nei due gruppi dello studio.

Lo studio ha confrontato il trattamento standard dell’arresto cardiaco con l’utilizzo della REBOA durante le manovre di rianimazione, valutando in particolare la possibilità di ottenere il ripristino della circolazione spontanea mantenuto per almeno 20 minuti: questo è stato ottenuto nel 28% dei pazienti trattati con REBOA e nel 26% dei pazienti trattati con le procedure standard.

I risultati hanno confermato la fattibilità e la sicurezza della procedura anche in ambito preospedaliero, evidenziando la possibilità di eseguire la tecnica direttamente sul territorio da parte di team di emergenza adeguatamente formati.