Parkinson e sinucleinopatie, da Bologna il protocollo internazionale per rendere più affidabile la biopsia cutanea
Una piccola biopsia della cute può aiutare a riconoscere, in vivo, la presenza di alterazioni biologiche associate alla malattia di Parkinson e ad altre sinucleinopatie. Ma perché questo strumento possa entrare in modo più solido nella ricerca clinica e, in prospettiva, nella pratica diagnostica, è necessario che i laboratori parlino la stessa lingua.
È questo l’obiettivo dello studio “Standardized protocol to detect phosphorylated α-synuclein in skin biopsies: recommendations from an expert panel”, pubblicato sulla prestigiosa rivista Molecular Neurodegeneration, che vede tra i protagonisti l’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, con il professor Vincenzo Donadio, Direttore del Programma Malattie Neuromuscolari Rare dell'adulto e Neuroimmulogia, il professor Rocco Liguori, Direttore della UOC Clinica Neurologica, e altri ricercatori dell’Istituto, tra cui Cecilia Delprete, Alessandro Furia, Alex Incensi e Giovanni Rizzo.
La biopsia cutanea è una procedura relativamente semplice, ripetibile, sicura e poco invasiva. Attraverso l’analisi dei piccoli nervi presenti nella cute è possibile cercare depositi patologici di alfa-sinucleina, ottenendo informazioni che possono contribuire a rafforzare l’inquadramento diagnostico e a migliorare la selezione dei pazienti negli studi clinici.
Il lavoro nasce da una conferenza internazionale di esperti ospitata il 15 e 16 novembre 2024 proprio all’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche. Specialisti provenienti da Europa, Stati Uniti e Asia si sono confrontati per armonizzare le diverse metodologie oggi utilizzate per rilevare, nei campioni di cute, la alfa-sinucleina fosforilata, una forma alterata della proteina alfa-sinucleina che si accumula in alcune malattie neurodegenerative.
Le sinucleinopatie comprendono condizioni come la malattia di Parkinson, la demenza a corpi di Lewy, l’atrofia multisistemica, il disturbo comportamentale del sonno REM idiopatico e la insufficienza autonomica pura. Si tratta di malattie complesse, spesso difficili da distinguere nelle fasi iniziali solo sulla base dei sintomi. Per questo la disponibilità di biomarcatori affidabili rappresenta una delle grandi sfide della neurologia contemporanea.
Finora, però, l’utilizzo di protocolli diversi tra i laboratori ha rappresentato un limite importante: numero e sede dei prelievi, spessore delle sezioni cutanee, diametro del punch, tipo di fissativo, tecnica di colorazione e metodi di quantificazione potevano variare in modo significativo, rendendo più difficile confrontare i risultati.
Il panel ha raggiunto un consenso su alcuni passaggi fondamentali: modalità di esecuzione della biopsia, uso di fissativi adeguati, analisi su sezioni congelate, ricorso all’immunofluorescenza indiretta, utilizzo di microscopi a fluorescenza ad alta potenza, conferma della co-localizzazione della alfa-sinucleina fosforilata con marcatori neuronali o gliali e analisi ad alto ingrandimento.
“Questo lavoro rappresenta un passo importante verso la standardizzazione di una metodica che negli ultimi anni ha mostrato un grande potenziale - sottolinea Donadio -. Avere un protocollo condiviso significa rendere i risultati più riproducibili, confrontabili tra laboratori diversi e più utili per la ricerca clinica”.
“Le sinucleinopatie sono malattie complesse, con quadri clinici che possono sovrapporsi soprattutto nelle fasi iniziali - aggiunge Liguori, Direttore dell'UOC Clinica Neurologica dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche -. Disporre di biomarcatori affidabili può aiutare a migliorare l’accuratezza diagnostica, a orientare meglio il percorso dei pazienti e a sostenere lo sviluppo di nuove terapie”.
Lo studio conferma il ruolo dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna come centro di riferimento internazionale nella ricerca sulle malattie neurodegenerative e sui biomarcatori neurologici. Il protocollo proposto non è solo un documento tecnico, ma una base condivisa per favorire studi multicentrici, accelerare la validazione della biopsia cutanea e promuovere, in futuro, una più ampia applicazione della metodica nella pratica clinica.