Narcolessia, una nuova terapia sperimentale riattiva il sistema della veglia. Bologna protagonista di una ricerca internazionale
Non soltanto contrastare i sintomi della narcolessia, ma provare ad agire sul meccanismo biologico che è alla base della malattia. È questa la prospettiva aperta da una nuova classe di farmaci sperimentali studiati per la narcolessia di tipo 1. Tra questi c’è alixorexton, molecola i cui risultati di Fase 2 sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale The Lancet Neurology. Primo autore dello studio è il Prof. Giuseppe Plazzi, Responsabile del Centro Narcolessia e dei Disturbi del Sonno dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche - Azienda USL di Bologna.
La narcolessia di tipo 1 è una malattia neurologica rara e cronica. Chi ne soffre può avere una fortissima sonnolenza durante il giorno, difficoltà a mantenersi sveglio e attacchi di cataplessia, cioè improvvise perdite del tono muscolare, spesso scatenate da emozioni come una risata o una sorpresa. La malattia può inoltre interferire con il sonno notturno, la concentrazione, la memoria e le normali attività della vita quotidiana.
Alla base della narcolessia di tipo 1 c’è la perdita dei neuroni che producono orexina, una sostanza del cervello fondamentale per mantenere stabile lo stato di veglia. Le terapie oggi disponibili agiscono principalmente sui sintomi. Alixorexton appartiene invece a una nuova classe di molecole, gli agonisti del recettore dell’orexina 2, progettate per riattivare il sistema dell’orexina che nella narcolessia di tipo 1 non funziona correttamente.
Da poco più di 2 minuti a oltre 24 minuti di veglia
Lo studio internazionale di Fase 2 Vibrance-1 ha coinvolto 92 adulti con narcolessia di tipo 1, reclutati in 46 centri negli Stati Uniti, in Europa e in Australia. I partecipanti sono stati divisi casualmente in quattro gruppi: tre hanno ricevuto una dose giornaliera di alixorexton da 4, 6 oppure 8 milligrammi, mentre il quarto ha ricevuto un placebo. Il trattamento è durato sei settimane.
Il principale obiettivo era verificare quanto a lungo i partecipanti riuscissero a rimanere svegli in condizioni controllate. Alla fine delle sei settimane, nel gruppo placebo il tempo medio prima di addormentarsi durante il test era di 2,3 minuti. Nei gruppi trattati con alixorexton era invece salito a 24 minuti con 4 mg, 25,9 minuti con 6 mg e 28,2 minuti con 8 mg.
Tutti e tre i dosaggi hanno quindi determinato un miglioramento statisticamente significativo della capacità di mantenere la veglia. I valori medi raggiunti dai pazienti trattati sono inoltre entrati nell’intervallo considerato normale per questo test.
Un miglioramento significativo è stato osservato anche nella sonnolenza percepita durante il giorno: dopo sei settimane, i valori medi dei pazienti trattati con alixorexton sono rientrati nell’intervallo di normalità.
Meno episodi di cataplessia
Lo studio ha valutato anche la cataplessia, ovvero la perdita improvvisa e temporanea della forza muscolare, uno dei sintomi più caratteristici della narcolessia di tipo 1. Nel gruppo trattato con 6 mg di alixorexton, la riduzione degli episodi è risultata statisticamente significativa rispetto al placebo. Alla sesta settimana la mediana degli episodi settimanali era scesa a 1, rispetto a 7,6 nel gruppo placebo. Le analisi esplorative hanno inoltre indicato miglioramenti nella gravità complessiva della malattia, nella fatica, nelle difficoltà cognitive e nella qualità di vita.
“Quello che rende particolarmente interessante questa nuova classe di farmaci è il meccanismo con cui agisce - spiega il Prof. Giuseppe Plazzi, docente anche presso l’Università di Modena e Reggio Emilia - Nella narcolessia di tipo 1 viene meno il sistema dell’orexina, che ha un ruolo fondamentale nel mantenere la veglia. Con queste molecole proviamo a ripristinare farmacologicamente quel segnale. In questo studio abbiamo osservato miglioramenti importanti non soltanto nella capacità di rimanere svegli e nella sonnolenza diurna, ma anche in altri sintomi che incidono profondamente sulla vita quotidiana delle persone con narcolessia”.
“Sono risultati molto promettenti - prosegue Plazzi - ma è importante ricordare che siamo ancora nell’ambito della sperimentazione clinica. Saranno gli studi di Fase 3, condotti su un numero maggiore di persone e per periodi più lunghi, a permetterci di comprendere meglio efficacia e sicurezza della terapia”.
Ora la Fase 3
I risultati di Vibrance-1 hanno consentito di individuare dosi e modalità di somministrazione da valutare negli studi successivi. È già in corso il programma internazionale di Fase 3 Brilliance, che sta studiando alixorexton negli adulti con narcolessia di tipo 1 e di tipo 2. Alixorexton resta al momento un farmaco sperimentale e non è una terapia approvata per la narcolessia.