Donazione di organi a cuore fermo, per la prima volta al Maggiore prelevato anche il cuore. Si allarga la rete dei centri donativi in Regione
Un evento di grande rilievo clinico, organizzativo e umano. Per la prima volta all’Ospedale Maggiore, nelle scorse settimane, è stato effettuato un prelievo combinato di cuore, fegato e reni da donatore a cuore fermo, procedura nota in medicina come cDCD – Donation after Circulatory Death.
La donazione di cuore DCD è una procedura di elevata complessità tecnica e organizzativa, possibile in Italia solo dal 2023 e diventata operativa nello stesso anno anche nel programma di donazione e trapianto della Regione Emilia-Romagna.
Al centro di questo percorso, prima di tutto, c’è l’atto di straordinaria generosità dei donatori e dei loro familiari, che hanno reso possibile un gesto di grande valore etico e umano, capace di trasformare una perdita in una concreta opportunità di vita per altri pazienti.
Il prelievo da donatore DCD rappresenta una procedura altamente complessa, fino a pochi anni fa tradizionalmente limitata agli organi addominali, meno sensibili alla carenza di ossigeno rispetto al cuore.
La procedura prevede il prelievo degli organi solo dopo che sia stato accertato il decesso tramite criteri cardiaci, con l’esecuzione di un elettrocardiogramma continuativo di 20 minuti, come stabilito dalla normativa italiana. Grazie ad avanzate tecniche di riperfusione è possibile recuperare pienamente le funzionalità del cuore e avviarlo al trapianto.
L’intervento è stato svolto grazie all’integrazione multidisciplinare e multiprofessionale tra le équipe della Rianimazione e della sala operatoria, il team ECMO e il Coordinamento Ospedaliero Procurement dell’Ospedale Maggiore, nonché dei cardiochirurghi, cardioanestesisti e tecnici di perfusione cardiovascolare dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola, nell’ambito del programma di donazione di organi e tessuti coordinato dal Centro Regionale Trapianti dell’Emilia-Romagna (CRT-ER).
Un lavoro di squadra che ha coinvolto oltre 30 professionisti che hanno lavorato in stretta collaborazione dell’Azienda USL di Bologna, dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola e del Policlinico di Modena, a conferma di una rete regionale capace di lavorare come un unico sistema.
Il prelievo di cuore da donatore a cuore fermo segna un passaggio fondamentale nello sviluppo delle strategie di donazione, ampliando le possibilità terapeutiche per i pazienti in lista di trapianto e dimostrando come l’innovazione clinica possa nascere solo dall’incontro tra competenze diverse, fiducia reciproca e organizzazioni integrate.
Un risultato che unisce eccellenza clinica, lavoro di squadra e profondo rispetto per il valore della donazione e che rafforza il ruolo dell’Ospedale Maggiore di Bologna all’interno della rete regionale e nazionale dei trapianti.
Il Centro Riferimento Trapianti dell’Emilia-Romagna
Il Centro Riferimento Trapianti dell’Emilia-Romagna è stato istituito nel 1997, primo in Italia. La sua sede operativa si trova all’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola ed è organizzato secondo il modello ‘Hub & Spoke’. In questo modo viene garantito il collegamento tra centri di alta specializzazione e gli ospedali del territorio con le sedi donative, i centri trapianto, le sedi delle banche di tessuti e cellule in rete tra loro.
Da Piacenza a Rimini sono 24 gli ospedali deputati alla segnalazione di donatori di organi e tessuti e cellule. Sono invece 3 i centri per le attività di trapianto d’organo: l’Azienda ospedaliero universitaria di Parma, che si occupa di trapianti di rene e rene-pancreas, quella di Modena, specializzata in fegato e rene, e quella di Bologna, dove vengono effettuati trapianti di rene, rene-pancreas, cuore, fegato, polmone, intestino e multiviscerali.
La Regione Emilia-Romagna è tra le regioni con il più alto numero di donatori in Italia e con questo programma di donazione DCD ha incrementato i trapianti di cuore in Regione di oltre il 20%. Dal 2016 sono stati eseguiti in regione più di 380 prelievi DCD di tutti gli organi, di cui 19 di cuore a partire dal 2023, anno in cui è stato reso possibile eseguire questa procedura in Italia.