Chirurgia ad alta complessità in anestesia loco-regionale: all’Azienda USL di Bologna una nuova opportunità per i pazienti fragili
Una nuova tecnica anestesiologica per interventi addominali a cielo aperto, video laparoscopici o robotici, dedicata a pazienti fragili e a rischio, arriva all'Ospedale Maggiore di Bologna, garantita dagli specialisti dell’Unità Operativa Governo dei Blocchi Operatori e Anestesia Sud dell’Ospedale Maggiore, guidata dalla direttrice Alba Riccheo. Si tratta di una metodica destinata a pazienti con condizioni cliniche compromesse o border-line, che in molti casi non avrebbero avuto un accesso alla chirurgia maggiore a causa dell’elevato rischio anestesiologico.
La tecnica combina un’anestesia loco-regionale avanzata con una sedazione personalizzata e consente al paziente di affrontare l’intervento in condizioni di comfort, mantenendo la respirazione spontanea. L’approccio innovativo è rappresentato da un’anestesia neuroassiale toracica, con iniezione subaracnoidea a livelli sfidanti rispetto alla letteratura precedente, con puntura a livello delle vertebre T6-T9, e che basa la sua riuscita su una particolare modalità di repertazione del sito di iniezione e con una titolazione accurata dei farmaci da iniettare. L’associazione eventuale al posizionamento di un catetere peridurale toracico e a una sedazione cosciente permette di evitare l’intubazione endotracheale e la ventilazione meccanica. Durante l’intervento il team anestesiologico monitora costantemente le condizioni cliniche e mantiene sempre a disposizione strategie alternative qualora si rendessero necessarie. Premessa indispensabile è la selezione dei pazienti e la definizione di un piano condiviso di cura accettato dal paziente e dai suoi familiari.
Si tratta di un approccio riconducibile alla cosiddetta awake surgery, già utilizzata in ambito internazionale, che richiede competenze altamente specialistiche e una stretta collaborazione tra anestesisti, chirurghi, infermieri e professionisti di diverse discipline.
Recentemente il team awake dell’Ospedale Maggiore ha applicato questa metodica in diversi interventi chirurgici sia programmati che in urgenza su pazienti selezionati di età compresa tra i 65 e i 92 anni, aprendo nuove prospettive di trattamento per persone con condizioni cliniche particolarmente complesse. Tra gli interventi eseguiti, anche una procedura di chirurgia robotica, particolarmente significative per la complessità del trattamento e per la possibilità di applicare questa strategia anestesiologica a un tipo di chirurgia avanzata.
“Al termine dell’intervento il paziente non conserva alcun ricordo dell’esperienza e non avverte dolore – spiega Alba Riccheo, direttrice dell’Unità Operativa Governo dei Blocchi Operatori e Anestesia Sud dell’Ospedale Maggiore – I tempi di recupero possono essere molto rapidi e riteniamo che questa metodica possa contribuire anche a ridurre la durata della degenza ospedaliera e il ricorso alla terapia intensiva nel periodo post-operatorio"
L’obiettivo della metodica è offrire un’opportunità terapeutica in più a pazienti che, per età avanzata, fragilità o presenza di più patologie, possono presentare un rischio anestesiologico particolarmente elevato. In questi casi, la possibilità di evitare l’anestesia generale, quando clinicamente indicato, può rappresentare un vantaggio significativo sia sotto il profilo della gestione del rischio sia nel percorso di recupero post-operatorio.
“Quello che ci rende particolarmente orgogliosi – conclude la dottoressa Riccheo – è aver adattato e applicato queste tecniche alle esigenze di pazienti estremamente fragili, che hanno potuto così accedere a un trattamento chirurgico potenzialmente risolutivo. L’esperienza maturata in questi mesi, anche nell’ambito della chirurgia robotica, dimostra l’importanza di un approccio multidisciplinare e personalizzato, nel quale la strategia anestesiologica diventa parte integrante del percorso chirurgico”.