A Bologna il contributo dello psichiatra Jim van Os per la Giornata Mondiale della Salute Mentale
Pubblicato il
13/10/2026
- Redattore Bondioli Giulia
Al centro risultati e prospettive future del Recovery College
Sintesi
Il professore di psichiatria ed epidemiologia presso l’UMC Utrecht, tra i principali ospiti del convegno “Ecosistemi per il diritto alla salute mentale”, organizzato da Alma Mater e Azienda USL di Bologna con il patrocinio del Comune e Città Metropolitana di Bologna, all’interno della rassegna di eventi, iniziative e percorsi in tutta la città. Cresce l’impegno per lo sviluppo dell’approccio Recovery College, perché la Salute Mentale sia di tutti e per tutti: nel 2026 oltre 700 persone coinvolte fra adulti, studenti e i più piccoli
Bologna, 13 ottobre 2026 - La salute mentale può trovare casa in una biblioteca, prendere
fiato in un parco, entrare in un museo e farsi spazio in un abbraccio di tango. A Bologna e nel territorio metropolitano, il Recovery College porta il benessere nei luoghi in cui le persone vivono, si incontrano e coltivano interessi. Una città che apre le proprie porte offre anche nuove possibilità di partecipazione a chi attraversa un momento di difficoltà. È questa l’esperienza del progetto «La salute mentale come bene comune… perché ci vuole una città», nato dalla collaborazione tra Azienda USL di Bologna, Università di Bologna, Comune e Città Metropolitana.
Con l'obiettivo di analizzare i dati, condividere i progetti e le soluzioni per la comunità è stato organizzato il convegno scientifico “Ecosistemi per il diritto alla salute mentale”, nell’ambito delle iniziative per la Giornata Mondiale della Salute Mentale 2026.
Organizzato da Alma Mater, Azienda USL di Bologna, con il patrocinio del Comune e Città Metropolitana di Bologna, ha riunito istituzioni territoriali per riflettere sulle modalità con cui costruire e rafforzare un ecosistema della salute mentale, capace di mettere in relazione competenze scientifiche, servizi, formazione, istituzioni e comunità.
Tra gli interventi della giornata quello di un ospite internazionale: il professore di psichiatria e di epidemiologia, Jim van Os, che ha approfondito una prospettiva che guarda alla salute mentale non soltanto attraverso la diagnosi, ma anche attraverso le
esperienze individuali, i contesti di vita e le reti sociali.
"La follia fa parte di tutti noi. Se si parte dall'idea che le esperienze insolite o la vulnerabilità psichica sono parte del repertorio umano, allora fanno meno paura", è una delle sue asserzioni principali che mirano a ripensare la salute mentale a partire dalle persone e dai contesti.
Recovery college: qualche numero sulle attività del 2026
Oltre 700 persone coinvolte
Nel 2026 l’agenda territoriale ha visto lo sviluppo 64 corsi e percorsi, tra attività realizzate, in corso e in programma, comprese tre proposte avviate nell’anno precedente. Si distribuiscono nei cinque poli di Bologna Est, Bologna Ovest, Reno Lavino Samoggia, San
Lazzaro e Budrio. A questa offerta si affiancano 38 iniziative inserite nella programmazione attorno alla Giornata Mondiale della Salute Mentale: laboratori, mostre, spettacoli e incontri pubblici. A questa rete si affianca il Recovery College UniBo, che ha appena concluso il suo primo anno di attività. La raccolta disponibile fino a luglio 2026 documenta 550 iscrizioni ai corsi territoriali, anche da parte di persone che scelgono più esperienze. Per i 15 percorsi con avvio dopo luglio, la partecipazione autunnale è stimata complessivamente in almeno 150 adesioni. Il volume dei corsi coperti dalla raccolta e dalla stima raggiunge così circa 670 adesioni potenziali, a completamento della programmazione.
Il maggior numero di adesioni riguarda i percorsi introduttivi alla recovery e alle proprie risorse. Un interesse marcato emerge anche per il corpo e il contatto con la natura: dalle esperienze di tango e relazione, al percorso sul benessere corporeo, al bagno di foresta di
giugno e alle attività di benessere attraverso il movimento. Il movimento, infatti, diventa un’occasione per ascoltare se stessi, la danza permette di esplorare fiducia e vicinanza; le esperienze all’aperto invitano a rallentare e a condividere un contatto con l’ambiente. Ma c’è interesse anche per le iniziative di scrittura autobiografica. Senza dimenticare gli incontri dedicati ad ansia ed emozioni, che invitano a dare un nome a ciò che si prova e a confrontarsi sulle difficoltà quotidiane.
Nel suo primo anno, il Recovery College UniBo ha raccolto 165 iscrizioni in sette edizioni di corsi: occasioni per confrontarsi sulla pressione a essere sempre all’altezza, sul rapporto con il corpo e l’alimentazione, sui limiti e sui confini nelle relazioni, sull’ansia e sulla costruzione del benessere quotidiano. I percorsi più frequentati sono stati quelli dedicati ai confini personali e relazionali, e al rapporto tra corpo, alimentazione e cultura. Ma anche quelle legate alla pressione della performance e all’ansia. Il valore di questa
esperienza emerge anche dalle valutazioni raccolte: Il 94% l’ha valutata con il massimo punteggio.
In sinergia con gli elementi che emergono anche dal contributo dell’ospite internazionale, lo psichiatra Jim van Os, la strada tracciata va quindi verso un’idea di un ecosistema di salute mentale fondato su valori condivisi e co-creazione. In questo senso l'esperienza bolognese viene letta come una transizione ancora aperta ma in piena crescita: dalle sperimentazioni locali ad una visione coerente ed integrata, nella quale tutte le Istituzioni insieme fanno la propria parte per creare una rete solida di supporto alla comunità ma anche di inclusione dei temi di salute mentale nella quotidianità dei cittadini. Non solo come visione “emergenziale” ma come realtà culturale profonda. Così è nato e cresce sempre di più l’approccio del Recovery College.
Perché ci vuole una città: il percorso bolognese verso un’idea inclusiva di salute mentale
A Bologna il percorso partecipativo «La salute mentale come bene comune… Perché ci vuole una città», avviato nel 2022 da Azienda USL, Università di Bologna, Comune di Bologna e Città Metropolitana, ha portato i servizi, i professionisti e tutti gli interlocutori che a vario titolo contribuiscono su questo tema, ad una riflessione ma soprattutto allo sviluppo di un vero e proprio ecosistema di attività e iniziative basate sull’approccio della “recovery” e coproduzione, ovvero a un’idea di salute mentale dove il singolo individuo è protagonista dell’arricchimento del proprio benessere.
Fondamentale è stata la collaborazione sempre più strutturata con la cooperazione sociale e con l’Università di Bologna. Più in particolare, Recovery college è un “laboratorio di benessere” in cui è possibile trovare strumenti e competenze e opportunità aperto a tutti: non solo utenti dei servizi di salute mentale ma anche a qualsiasi persona interessata a vario titolo alla salute mentale. Il calendario delle iniziative gratuite si sviluppa tutto l’anno ed è possibile consultarlo online.
Le iniziative nel corso dell’anno sono moltissime: dai percorsi dedicati alla genitorialità, alle iniziative all’aria aperta con camminate guidate, passando per laboratori con attività creative e manuali, a laboratori pensati per i più giovani e/o per i più piccoli, senza dimenticare gli eventi culturali, i seminari e i pomeriggi di approfondimento.
Bambini e ragazzi hanno un posto specifico in questa rete. Alle proposte introduttive ma dedicate a loro ci sono i laboratori musicali, di ceramica e le attività nello Spazio ForTeen. Nell’offerta autunnale, la corsa e il cammino in gruppo si rivolgono alla fascia dai 14 ai 19 anni, mentre la mindfulness propone esperienze dedicate ai bambini. Il coinvolgimento delle famiglie accompagna questi percorsi e apre un dialogo tra generazioni. La programmazione della Giornata Mondiale comprende anche iniziative nelle scuole e occasioni di incontro per bambini, adolescenti e genitori.
Ma non solo: gli appuntamenti sono uno strumento di crescita anche per i professionisti. E in
questo contesto si inserisce anche il fondamentale supporto della co-programmazione e progettazione con gli Enti del Terzo Settore, enti locali e associazioni. Una rete che sarà protagonista anche degli sviluppi futuri.
Alcune le parole chiave che tracceranno la rotta per il futuro: continuità di cura, la gestione dei casi complessi di persone con doppie diagnosi, la disabilità, il contrasto al ricorso alla
residenzialità come nuova forma di istituzionalizzazione attraverso un uso efficace del metodo del Budget di salute, l’area della vulnerabilità.
Gli spunti emersi nel tempo porteranno questo sistema a crescere sempre di più. Il 2027 sarà caratterizzato da nuove figure di riferimento all’interno dei Centri di Salute Mentale ma anche alla ulteriore crescita e sviluppo dei Recovery College, come luoghi per orientare i cittadini.
Ovvero veri e propri HUB della progettazione individualizzata. Al contempo si potenzierà il lavoro sull’approccio residenziale per migliorare sempre di più i percorsi di ricovero residenziali tradizionali.
“La Salute Mentale è un tema quanto mai attuale nelle comunità del presente – commenta il dott. Fabio Lucchi, Direttore del Dipartimento Salute Mentale dell’Azienda USL di Bologna – il percorso avviato con l’Università di Bologna, la Città Metropolitana e il Comune, ormai maturo ma in continua evoluzione, è per noi un esempio della necessità profonda di trattare la salute mentale delle comunità come un tema di tutti. In cui i cittadini si sentano coinvolti quotidianamente nella centralità di accrescere il proprio benessere come sinonimo di salute e le Istituzioni si sentano protagoniste, insieme e coralmente, di realizzare percorsi quanto più innovativi possibile perché questo sia possibile. Questa rassegna, ricca e approfondita di eventi e iniziative, è un esempio concreto.