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Precisazione dell'Azienda USL di Bologna in merito al comunicato dei Consiglieri regionali Pietro Vignali e Valentina Castaldini

In merito al comunicato diffuso dai Consiglieri regionali Pietro Vignali e Valentina Castaldini, l’Azienda USL di Bologna ritiene importante intervenire con una precisazione chiara. L’obiettivo è evitare fraintendimenti che, su un tema delicato come quello delle liste d’attesa, rischiano di creare confusione tra i cittadini.

Il cosiddetto codice “0” corrisponde a una voce già prevista da tempo, chiamata “Accesso Successivo”. È uno strumento introdotto a livello nazionale nel 2019 all’interno del Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa e recepito anche dalla Regione Emilia-Romagna. In altre parole: non è una scelta locale, ma un meccanismo già previsto dalle regole in vigore.

La differenza da tenere presente è semplice.
Esistono:
• il primo accesso, cioè la prima visita o prestazione richiesta, che segue le classi di priorità (U, B, D, P) e i relativi tempi massimi;
• gli accessi successivi, cioè i controlli programmati dentro un percorso di cura già avviato (ad esempio per follow-up), ovvero prestazioni programmate nell’ambito di un percorso di presa in carico che necessita di un controllo programmato tra 6,12 o anche più mesi.
Ed è qui il punto centrale, che va chiarito con forza: i controlli non sono “senza scadenza” né rimandati indefinitamente. La loro tempistica è stabilita dal medico che ha preso in carico il paziente, sulla base della condizione clinica e del percorso di cura ritenuto più appropriato. In altre parole, è il professionista che segue il caso a definire quando il controllo deve avvenire (ad esempio a 3, 6, 9 o 12 mesi), perché quel momento è quello corretto dal punto di vista clinico: né prima “a prescindere”, né dopo “per comodità”.

Questo significa che i tempi associati alle priorità U, B, D e P valgono solo per il primo accesso. Non è una decisione organizzativa dell’Azienda: è l’applicazione di quanto stabilito a livello nazionale.

Anche le norme più recenti ribadiscono la necessità di distinguere in modo netto tra “primo accesso” e “presa in carico”. Ed è proprio qui che nasce un problema concreto: prescrivere un controllo programmato tra 6 o 12 mesi come se fosse una prestazione da eseguire entro 30 giorni (priorità “D”) è un errore che finisce per pesare sulle liste d’attesa, perché occupa spazi e disponibilità che dovrebbero restare riservati alle urgenze reali o ai sospetti diagnostici.
Per questo l’indicazione inviata ai professionisti aziendali e ai Medici di Medicina Generale ha un obiettivo molto pratico: richiamare al corretto utilizzo di strumenti già esistenti. La voce “Accesso Successivo” è presente da tempo nei sistemi informatici e consente di programmare i controlli secondo il timing deciso dal medico responsabile del percorso, evitando di sottrarre disponibilità a urgenze o sospetti diagnostici.

Non è quindi corretto sostenere che si tratti di una categoria “illegale” o pensata per eludere controlli e monitoraggi. I controlli programmati fanno parte di un percorso diverso, previsto proprio per assicurare ai pazienti una presa in carico ordinata e continuativa, senza costringerli a “competere” con le richieste urgenti.

Anche l’espressione “visite entro mai” non descrive la realtà. “Accesso Successivo” non significa assenza di appuntamento: significa prenotazione nel momento clinicamente appropriato, stabilito dal medico che segue il paziente. Per il cittadino questo si traduce nella possibilità di avere un controllo già programmato alla scadenza corretta, senza dover ricorrere a forzature prescrittive che congestionano il sistema.

L’Azienda USL di Bologna considera quindi grave che, senza un confronto diretto con gli uffici competenti, siano state diffuse dichiarazioni che non tengono conto del quadro normativo e rischiano di disorientare i cittadini. Su un tema complesso e sensibile come le liste d’attesa, la chiarezza istituzionale è un dovere verso la comunità.

L’obiettivo dell’Azienda è uno solo: garantire a ogni persona la prestazione nel tempo clinicamente appropriato, distinguendo correttamente tra urgenze e controlli programmati, e assicurando che i follow-up avvengano secondo la tempistica definita dal medico che ha in carico il paziente, nel pieno rispetto delle regole nazionali e regionali

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