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Structural and functional connectivity as outcome markers of cranioplasty following decompressive craniectomy

Pubblicato il 03/11/2020
Sintesi

data inizio 1/6/2020
data fine 31/5/2021
costo complessivo € 47.251,57
5x1000 (anno 2017): € 33.879,37

Il progetto è coordinato da Fabio La Porta

Oggetto

Dopo grave cerebrolesione traumatica può essere indicata una craniectomia decompressiva (DC), una procedura neurochirurgica che comporta la rimozione di una parte della teca cranica allo scopo di ridurre un’ipertensione intracranica scompensata. Tale procedura viene effettuata anche in caso di ipertensione endrocranica non trattabile da altra etiologia, come nella grave emorragie intracerebrali e nell’edema cerebrale maligno da infarto esteso nel territorio dell’arteria cerebrale media.

Se, da un lato, vi sono evidenze consolidate che tale procedura riduca significativamente la mortalità e la durata di degenza di fase acuta, tuttavia, la procedura non è esente da complicanze. In particolare, tra di esse si annovera una sindrome di rallentamento / arresto del miglioramento cognitivo-motorio (se non, addirittura, un peggioramento del quadro funzionale cognitivo-motorio) che, caratteristicamente, insorge a distanza di diverse settimane dalla craniectomia. Tali manifestazioni cliniche, osservate di frequente nel contesto neuroriabilitativo, rientrano nella cosiddetta “sindrome del lembo affossato” (Sinking Skin Flap Syndrome, SSFS).

Le manifestazioni della SSFS sono reversibili e diversi studi hanno dimostrato importanti e talora drammatici miglioramenti del quadro neurologico (cognitivo e neuromotorio) dopo cranioplastica in pazienti con trauma cranio-encefalico (TCE) trattati in fase acuta con craniectomia decompressiva. Tali miglioramenti del quadro neurologico sono stati interpretati in termini di miglioramento del flusso ematico e del metabolismo cerebrali, come dimostrato da studi su singolo caso basati su flussimetria doppler, TC di perfusione e risonanza magnetica funzionale. Il recupero, peraltro, sembra risentire anche dalla maggiore o minore precocità della cranioplastica.

Allo stato attuale delle conoscenze, non risulta possibile prevedere l’entità del miglioramento atteso dopo cranioplastica, il cui esito in termini di outcome funzionale a lungo termine risulta essere variabile da soggetto a soggetto.

Ipotesi sperimentale

Tale studio si basa sull’ipotesi sperimentale che l’entità del recupero potrebbe essere significativamente correlata con il grado di integrità del network neurale, in relazione al danno primario, dell’emisfero cerebrale ipsilaterale alla craniectomia.
In particolare, si ipotizza che qualora il network neurale in questa sede sia relativamente integro, l’entità del recupero potrebbe essere massimale e correlare positivamente con il miglioramento del flusso ematico e metabolismo cerebrali nella zona di parenchima cerebrale al di sotto del lembo craniectomico.
Viceversa, in caso di un’estesa compromissione funzionale del sottostante lembo craniectomico, la compromissione del network neurale sarebbe di entità tale da non consentire un recupero massimale, con ridotto miglioramento locale del flusso ematico e del metabolismo cerebrali.

Scopo dello studio
Il progetto si propone di valutare i determinanti prognostici di neuroimaging morfo-funzionale e neurofisiologici del recupero post-cranioplastica in pazienti con grave cerebrolesione acquisita (GCA) sottoposti a craniectomia decompressiva