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La verità e il suo doppio.

Data di pubblicazione: 22/10/2010 17:27

La gestione del rischio clinico nell'AUSL di Bologna

Ultimo aggiornamento : 30/06/2012

"Una vigile e provvida paura è la madre della sicurezza”
(Edmund Burke)

Il contenuto etico della medicina è costantemente richiamato nel fluire delle attività che quotidianamente svolgiamo quando siamo a contatto con le persone che a noi si
rivolgono per trovare risposta a propri bisogni. C’è sempre un rinvio profondo al “senso morale” nelle nostre azioni, nel prendersi cura, nell’assistere, nel curare.
Il principio ippocratico del “primum non nocere” rappresenta, oggi come nel passato, un punto cardinale nell’agire clinico, nella progettazione, nell’ organizzazione e nella gestione dei servizi.
Di questo e di gestione del rischio si parlerà martedì 26 ottobre, al Boscolo Hotel Tower, Viale Lenin, 43 a Bologna, nell'ambito di "La verità e il suo doppio", corso di formazione a cui parteciperanno oltre 450 professionisti dell'Azienda USL di Bologna sulla gestione del rischio clinico.

Il pensiero galenico riconduceva all’interno degli individui – gli umori – ed all’ambiente – i miasmi - i determinanti in grado di incidere sulla salute dell’individuo. Per secoli, sulla base di condizioni identificate come “cause”, molti rimedi identificati come “cure” hanno provocato un danno spesso maggiore del male stesso.

Il nascere e l’evolversi del pensiero scientifico ha consentito di riconoscere i reali determinanti di molte condizioni patologiche, e con la spinta illuministica alla ricerca ed alla osservazione, di costruire la medicina e l’infermieristica moderna ( quest’ultima grazie anche all’impegno di Florence Nightingale, di cui ricorre quest’anno il centenario della scomparsa) una medicina ed una infermieristica in grado davvero di prevenire, di curare, di guarire e di ridurre le sofferenze.

Lo strutturarsi del metodo scientifico, le acquisizioni della ricerca e la loro applicazione, l’affinarsi delle tecniche diagnostiche, delle terapie ci hanno consentito di raggiungere risultati di salute, prima inimmaginabili. Ma tutto cio’ ha portato
con sé nuove incertezze, nuovi rischi, nuovi possibili errori, nuovi danni.

Il denominatore “etico” resiste immutato, oggi come nel passato. Nonostante ciò, osserviamo la realtà di un sistema nato per un fine – curare, guarire, assistere – che invece, come per un paradossale ritorno al passato, puo’ creare danno, sofferenza.
Un sistema, ed il suo doppio. Una realtà fatta di persone che, guidate da un’etica immutata, giornalmente dedicano il proprio impegno ed il proprio intelletto alla cura di altre persone, ed un’altra realtà, contemporanea alla prima, in cui il sapere clinico, l’approccio scientifico, le nuove tecnologie, i comportamenti dei professionisti, rischiano a volte - non cosi poche in verità - di trasformarsi in un danno proprio per le persone che intendiamo assistere.

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