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Archivio 2010

In volo con l'eliambulanza del 118

Data di pubblicazione: 11/08/2010 11:00

"La Repubblica" dedica un reportage al servizio di soccorso dell'Azienda USL di Bologna - L'articolo uscito sul quotidiano e il link al servizio fotografico on line

Ultimo aggiornamento : 30/06/2012

Quando devi essere prontoa decollare in una manciata di minuti e a decidere cosa fare in pochi secondi, durante l'attesa sembra che il tempo scorra lento. Poi arriva il preallarme sulle ricetrasmittenti e la sirena della base emette un suono assordante che non si può non sentire. L'eurocopter Bk 117 C1, nome in codice "Bravo X", scalda i motori, le pale ruotano sempre più velocemente e nell'attimo in cui ti stacchi da terra nemmeno te ne accorgi. Sei già in volo, mentre i medici del cielo si concentrano perché sanno che da adesso in poi dovranno dare il massimo. A metà mattina l ' equipaggio dell'eliambulanza del Maggiore ha già effettuato il primo intervento. Un operaio è caduto dal tetto di una palazzina a San Matteo della Decima ed è toccato agli "angeli" del 118 arrivare fin laggiù. Niente di preoccupante, il ragazzo se l'è cavata.

Anche l'atterraggio è stato di routine. Del resto quando alla guida c' è un comandante come Stefano Sossella, pilota da più di 25 anni, che ha imparatoa volare tra le vette di montagna e a trasportare di tutto con gli elicotteri: "Animali, pezzi di case, blocchi di cemento", ogni cosa sembra facile. "Questo elicottero poi - spiega il comandante - è in grado di volare sempre. Ma noi facciamo solo servizio diurno. È il protocollo". Così d' estate l'eliambulanza taglia i cieli dalle 7.30 fino alle 8 di sera. Mentre d' inverno le pale smettono di ruotare molto prima, al tramonto. "Nei mesi invernali può capitare di atterrare in mezzo al fango o dove la neve è alta. Dipende". Salire su "Bravo X" è come entrare in una Eme rgency room del Pronto soccorso. Gli spazi sono ristretti ma non manca niente. "Sembra di stare come dentro una Panda" dirà più tardi scherzando il dottor Maurizio Menarini, referente operativo dell'elisoccorso. "Nel senso che hai tutto a portata di mano. Il paziente una volta stabilizzato sul posto è assistito durante il volo con un sistema di monitoraggio multimodale. Ora possiamo perfino trasmettere gli elettrocardiogrammi e questo riduce i tempi. La nostra è un équipe avanzata in grado di arrivare sul posto in tempi rapidi". Sono passati una decina di minuti da quando Alessandra Acquafresca, infermiera nonché Hcm (Helicopter crew managment) - una figura fondamentale perché di supporto al pilota per la localizzazione dell'incidente e il coordinamento delle operazioni di sicurezza a terra - ha ricevuto l'avviso che c' è un possibile intervento a Ozzano.

L'equipaggio è in preallarme. Il comandante Sossella non ha bisogno di studiare il percorso, conosce bene la tratta. Poi, all'improvviso, dalla centrale operativa del Maggiore arriva l'ok. A testa bassa i quattro "angeli" salgono sul BK 117, stringono le cinture e si sistemano le cuffie. L'Hcm comunica le prime informazioni: "È un incidente, un ragazzo è caduto con la moto". Il comandante parla con la torre di controllo. "Bravo X" sta già volando, l'aria che entra dal finestrino è freschissima, in otto minuti l'elicottero è a Ponte Rizzoli. Si vede l'ambulanza, il ragazzo è per terra, la moto distante. Sossella atterra dolcemente su un campo. Il motociclista, 30 anni, è caduto a causa di un fagiano che gli è piombato addosso ed è andatoa sbattere. Ha diversi traumi: torace, addome e qualche costola rotta. È cosciente ma si lamenta, per placargli il dolore serviranno 5 iniezioni di antidolorifici. Chissà se ha paura di volare. La cosa più difficile è metterlo sulla barella a causa della sua sta zza: peserà 140 chili. Dei ragazzi si sono fermati a soccorrerlo e per caricarlo sull'elicottero c' è bisogno anche del loro aiuto. Il viaggio di ritorno è breve, come quello d' andata, e il paziente rimane stabile. L'atterraggio questa volta è sull'elisuperficie al 16° piano. La barella scende che le pale ancora girano. Ora del ragazzo si occuperà il personale dell'ospedale. È andato tutto bene, ma non è sempre così. "A volare ti abitui - dice Menarini- ma nel nostro lavoro, anche se dai il massimo, sai che è impossibile risolvere tutto. Eppure, ci siamo vicino".

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