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Diplomati 11 nuovi mediatori culturali formati dall’Azienda USL di Bologna

Data di pubblicazione: 22/07/2010 15:15

L’Azienda USL di Bologna capofila del progetto per l’Emilia-Romagna.

Ultimo aggiornamento : 07/01/2014

Marocco, Cina, Romania, Moldavia, Tunisia, Pakistan, Polonia, vengono da 3 continenti gli 11 mediatori che si sono diplomati oggi grazie a PASS, Progetto per la promozione dell’accesso delle popolazioni immigrate ai servizi socio sanitari nelle ASL italiane.

L’Azienda USL di Bologna, in virtù della sua esperienza più che decennale, è la capofila del progetto per l’Emilia-Romagna, prima esperienza di sistematizzazione a livello nazionale degli interventi di mediazione culturale in sanità.

Il profilo dei partecipanti al corso è molto eterogeneo, ci sono studenti di lingue o di economia poco più che ventenni, e persone decisamente più adulte con lunghi anni di esperienza, tanto nei servizi sanitari che nel lavoro di accoglienza e mediazione. Nell’ambito del progetto, tutti hanno approfondito la salute nel mondo e i suoi determinanti, i diritti umani, le convenzioni internazionali, la legislazione socio-sanitaria, la disciplina dell’immigrazione e le norme sulla condizione dei migranti in Italia, le caratteristiche delle popolazioni migranti, la comunicazione transculturale.

Il corso, che è durato 9 mesi, si è svolto in tre fasi, la prima dedicata alla formazione professionale d’aula, la seconda allo stage di 200 ore in azienda, la terza, della durata di 6 mesi, al tirocinio.  Le lezioni sono state tenute  da medici, infermieri, assistenti sanitari, psicologi e psichiatri delle Aziende USL della Emilia Romagna.

Dal 2000 l’Azienda USL di Bologna mette a disposizione dei migranti diversi servizi di mediazione: all’interno degli ospedali, soprattutto nell’area materno–infantile, e sul territorio, in particolare con il Centro per la salute delle donne straniere e dei loro bambini presso il Poliambulatorio Zanolini a Bologna, e nei diversi consultori familiari presenti in tutti i distretti sanitari dell’Azienda. I mediatori svolgono un ruolo importante anche all’interno delle strutture psichiatriche.

Il mediatore transculturale è una figura professionale che possiede competenze specifiche legate alla lingua, alla cultura e al contesto di provenienza del cittadino straniero. In ambito sanitario, il mediatore culturale rivolge le proprie competenze tanto ai cittadini stranieri, destinatari di servizi sanitari, che ai professionisti, medici e infermieri che seguono l’iter sanitario del paziente, svolgendo un ruolo di collegamento tra i rispettivi sistemi culturali e facilitando la reciproca comprensione.

Nel 2009 l’Azienda USL di Bologna ha fornito prestazioni di mediazione culturale nei diversi ambiti per 6900 ore complessive da parte di personale specializzato.

L'intervista di Redattore Sociale a Maria Giovanna Caccialupi

 

  "I partecipanti hanno tutti alle spalle esperienze di mediazione culturale - spiega Maria GiovannaCaccialupi, responsabile a Bologna del Centro per la salute delledonne immigrate e dei loro bambini -. Sono tutti stranieri earrivano da quattro continenti: 3 dal Marocco, 2 dalla Cina, 2dalla Moldavia e uno rispettivamente da Romania, Tunisia, Poloniae Pakistan. Per quanto riguarda l'eta', la piu' giovane e' una ventenne cinese, il piu' 'grande' un 58enne rumeno, che, insiemea un marocchino, e' anche uno dei due soli uomini presenti".

"La netta prevalenza femminile - spiega la Caccialupi -, almeno in ambito sanitario, dipende dal fatto che i mediatori lavorano soprattutto nell'area della maternita' e dell'infanzia. Ma questo cambiera', seguira' i flussi migratori: in futuro ci sara' piu' spazio per gli uomini, a partire dalla medicina del lavoro". 

Secondo la responsabile, cambieranno anche le modalita' di accesso alla professione. "La figura del mediatore diventera' sempre piu' qualificata, un po' come e' successo per gli
educatori professionali - continua la Caccialupi -, anzi sono gia' attivi corsi di laurea specifici". Attualmente pero' c'e' anche un altro elemento da tenere in considerazione, oltre all'istruzione: "degli 11 diplomati nessuno e' nato in Italia, sono tutte persone che hanno vissuto sulla propria pelle la realta' della migrazione". Il corso del progetto Pass dara' ai nuovi mediatori anche una chance in piu' per trovare lavoro. "Le richieste di partecipazione al corso sono state 150, segno che si tratta di una professione ambita. In ogni caso, attualmente l'inquadramento tipico per chi fa il mediatore e' la cooperativa".

Per ricevere ulteriori informazioni ci si può rivolgere al centro Centro per la salute delle donne straniere e loro bambini diretto da Maria Giovanna Caccialupi, coordinatrice del progetto:

Centro per la salute delle donne straniere e loro bambini

TEL. 0514211511 - e.mail mariagiovanna.caccialupi@ausl.bologna.it

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