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Carlo Lusenti sulla finanziaria: il blocco del turn over ci sarà comunque

Data di pubblicazione: 20/07/2010 16:54

Riprendiamo una intervista di Quotidiano Sanità all'assessore alla sanità della Regione Emilia-Romagna

Ultimo aggiornamento : 30/06/2012

Il ministro della Salute Ferruccio Fazio lo ha ripetuto anche ieri con una nota ufficiale:  “Ribadisco anche a nome del governo, al fine non già di raccogliere o di alimentare inutili provocazioni politiche ma di tranquillizzare i cittadini e i medici stessi,  quanto da me ripetutamente segnalato ad organi di informazione negli ultimi giorni e cioè che la manovra in discussione al Parlamento non prevede il blocco del turn over del personale del  Servizio sanitario nazionale". Eppure tra i medici restano forti dubbi a riguardo, perché quel comma 8 dell’articolo 9 della manovra di esplicito non dice nulla. Ma secondo l’assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna, Carlo Lusenti, non vale la pena di soffermarsi sui dettagli interpretativi. Il blocco del turn over ci sarà comunque, perché anche se la manovra non lo imponesse direttamente, non ci sono le risorse per rimpiazzare il personale che andrà in pensione nei prossimi anni.

Assessore Lusenti, il dibattito sul turn over in sanità è ancora pieno di dubbi.
Sulla vicenda non c’è chiarezza e neanche volontà di chiarire, Il testo della manovra, infatti, stabilisce il blocco del turn over per il pubblico impiego senza escludere esplicitamente la sanità. La questione, in questi termini, si mantiene molto ambigua e questo dà al ministro la possibilità di affermare che non c’è blocco del turn over per la sanità.
La norma sul turn over non sarebbe tuttavia così grave se non vi fossero altri elementi ad allarmare, alcuni di ordine fisiologico altri imposti dalla manovra, e che produrranno effetti negativi sulla sanità e sugli organici.
E sarebbero?
Anzitutto il turn over è strettamente legato al numero dei medici che andranno in pensione. E in base alle previsioni, che tengono conto delle classi di età e delle norme sul pensionamento previste dalla manovra, sappiamo che nei prossimi anni uscirà dagli ospedali un numero molto alto di medici. A garantire la copertura del fabbisogno negli organici degli ospedali sono, inoltre, i professionisti che lavorano con contratti a tempo indeterminato, che però, in base alla manovra, dovranno essere ridotti del 50%. L’intervento più pesante, anche se non riferito direttamente alla sanità, sta però nella riduzione del finanziamento alle Regioni che saranno così a corto di risorse da essere costrette a bloccare comunque, legge o non legge, qualsiasi turn over. Con 8,5 miliardi di euro in meno non ci saranno certo risorse da destinare all’assunzione di nuovo personale. Da questi tre elementi appare chiaro come nei prossimi anni vi sarà un effetto regressivo sugli organici. Polemizzare sul fatto che la manovra includa o escluda esplicitamente la sanità dal blocco del turn over è come guardare il dito invece della luna.
Quindi il ministro Fazio parla di una possibilità non reale quando afferma che nelle Regioni virtuose non ci sarà il turn over, perché nulla toglie a chi ha le risorse di fare nuove assunzioni?
Il concetto è anche corretto, ma il ministro Fazio omette di dire che, con i tagli imposti dalla manovra, di Regioni virtuose presto non ce ne saranno più. Il blocco del turn over, del resto, c’è da molti anni e in passato è avvenuto proprio quel che dice il ministro: nelle Regioni in forte deficit il blocco era anche totale, mentre l’Emilia Romagna, ad esempio,  aveva risorse sufficienti per fare nuove assunzioni. Oggi, però, questo rischia di diventare impossibile. Le faccio l’esempio della mia Regione: l’Emilia Romagna avrà una riduzione del fondo derivato dallo Stato pari a 400 mln nel 2011 e 400 milioni nel 2012. È una cifra consistente, che verrà necessariamente sottratta in parte significativa anche alla sanità regionale, visto che essa rappresenta circa il 75% di tutto il bilancio. In pratica, anche se l’Emilia Romagna fosse libera di sostituire i medici, è molto probabile che non abbia le condizioni finanziarie per farlo. E questo vale anche per le altre Regioni virtuose, come il Veneto o la Lombardia, per citarne solo due. La verità è che dal 2011 di Regioni virtuose rischiano di non essercene più.

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