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Sondaggio in Emilia Romagna: diminuisce il dolore negli ospedali, ma c'è ancora da fare

Data di pubblicazione: 20/05/2010 16:04

Risulta da un'indagine promossa dalla Regione a cui anche la nostra Azienda ha partecipato attivamente con più di 900 interviste

Ultimo aggiornamento : 30/06/2012

Il dolore in ospedale e nella cura, seppur in diminuzione negli ultimi sette anni, e' ancora una realta' troppo presente. Lo prova il 56% dei ricoverati, in particolare le donne, i pazienti in ricovero ordinario, i malati cronici e gli over 75enni in Emilia-Romagna. Tanto piu' tempo si passa ricoverati, tanto piu' si soffre. Per avere sollievo, la maggioranza vorrebbe avere vicino piu' spesso i propri cari (circa la meta' del campione), provare meno dolore (poco piu' del 40%) e non avere il timore di pesare sulla propria famiglia (circa il 35%).

Lo certifica un'indagine promossa dalla Regione presentata questa mattina al convegno "La rete regionale per la lotta al dolore", che si e' svolto a Bologna.

Il sondaggio ha riguardato, in un solo giorno (il 28 maggio 2009), 9.370 pazienti ricoverati negli ospedali dell'Emilia-Romagna, cioe' il 58% dei ricoverati nei nosocomi, negli hospice e in day hospital. In quella giornata, il 18,7% dei pazienti in generale ha rilevato dolore intenso, il 38,4% moderato, il 21,1% lieve e solo il 18,9% assente. La percezione del dolore e' piu' alta per chi e' ricoverato in chirurgia (intenso nel 21,5% dei casi), in regime ordinario (il 19,5% lo ritiene intenso), e piu' bassa invece per chi e' in day hospital (12,4%). Dai dati si evince anche che il dolore e' piu' basso in area oncologica, dove e' intenso per il 9,6% dei pazienti.

In generale, meno del 50% dei pazienti ritiene il trattamento contro il dolore adeguato, e una percentuale poco piu' alta crede di avere avuto un'informazione adeguata dei medici. Chi durante il ricovero ha sentito dolore, il 56% degli intervistati, e ha ricevuto una terapia antidolorifica, ha provato sollievo nel 44,79% dei casi. Non avere dolore, assieme alla vicinanza dei propri cari, restano dunque due elementi di grande peso nella cura di tutti i pazienti. "Resta il fatto che l'Italia e' il paese che usa piu' Fans (anti-infiammatori non steroidei), ma siamo fanalino di coda
per gli oppiacei", commenta Rita Maria Melotti, dell'Agenzia sanitaria e sociale regionale.

Tanto piu' tempo si passa in ospedale, tanto piu' la sofferenza aumenta: il 24% e il 39% di chi e' ricoverato per piu' di 15 giorni prova dolore intenso o moderato. Negli hospice l'esperienza del dolore e' ancor piu' marcata: il 67% dichiara di sentirlo contro il 56% di chi e' in ospedale. Per i pazienti oncologici pesa molto, non solo la diminuzione del dolore, ma anche il ruolo del medico, che dovrebbe tranquillizzare (per il 43% delle donne e il 35% degli uomini) e anche dare maggiori

Le indagini compiute negli anni che vanno dal 2002 al 2009, rilevano che il dolore, negli ospedali, e' diminuito. Una tendenza che gli studiosi riconducono all'applicazione delle linee guida del progetto "Ospedale senza dolore" grazie alla promozione del sollievo. Tuttavia, si legge nella ricerca, il dolore percepito nonostante i progressi resta un problema sanitario rilevante, soprattutto nei livelli di dolore intenso ed e' trasversale a tutte le eta' e a entrambi i sessi. Il fatto di osservare una tendenza al miglioramento segnala "le necessita' non solo a  mantenere l'impegno, ma anche a intensificarlo". Intanto, il comitato regionale per la lotta al dolore, quest'anno coerentemente con del "Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore" ha elaborato le "Linee di indirizzo per trattare il dolore il area medica".

Resta importante la presenza dei parenti e delle persone care per il 31% delle donne e il 35% degli uomini). Un fattore, questo, che per il direttore sanitario dell'Ausl di Reggio Emilia Daniela Riccò, "dovrebbe far riflettere sulle strutture e gli orari di visita". DIRE, 20 maggio 2010

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