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Trattamento precoce delle infezioni da COVID: al via il piano di intervento

Data di pubblicazione: 31/03/2020 09:25
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Lo scopo è avere meno persone al Pronto Soccorso - Guarda la videointervista a Pierluigi Viale, Chiara Gibertoni e Maurizio Camanzi

Ultimo aggiornamento : 03/04/2020

Diminuire il numero dei pazienti che si presentano al Pronto Soccorso in condizione di insufficienza respiratoria: è questo in estrema sintesi l’obiettivo delle iniziative che a Bologna si stanno attuando per intercettare i pazienti prima che si aggravino.

Per farlo è necessario avviare una ricerca attiva dei pazienti sintomatici o con pochi sintomi direttamente a domicilio.

Concretamente, quindi, stanno per essere coinvolti i Medici di Medicina Generale, i quali si occcuperanno di trovare (catching attivo) telefonicamente i propri pazienti sintomatici. I pazienti saranno valutati in considerazione della loro storia personale, che il medico conosce bene, e sulla base di una check list che ha predisposto il reparto di Malattie Infettive del S. Orsola, che guiderà il medico alla coerente definizione del caso sospetto.

I casi sospetti identificati dagli MMG, verranno poi inviati secondo una scala di priorità che va dall’immediato alle 72 ore successive e ad orari predefiniti alle strutture check point allestite sul territorio (per il momento Ospedale Maggiore e Policlinico di S. Orsola, ma presto saranno attivati punti anche sul territorio).

Nei check point i pazienti saranno accolti da un medico infettivologo che effettuerà una valutazione complessiva e, in caso di conferma, fornirà la terapia del caso, sia al paziente sia ai suoi conviventi.

Ovviamente la terapia sarà somministrata tenendo conto di tutte le condizioni cliniche del paziente.

Se clinicamente possibile, il paziente sarà rinviato a domicilio e curato dal suo Medico di famiglia. Diversamente se ne predisporrà il ricovero.

Crescenti evidenze, peraltro, attribuiscono un ruolo importante all’idrossiclorochina utilizzata come terapia precoce per evitare un certo numero di malattie gravi, risparmiando sia ricoveri, soprattutto in terapia intensiva, sia lunghi periodi di quarantena.

I primi dati

Nella giornata di domenica 29 marzo sono già stati effettuati primi controlli e, ai 35 pazienti che sono stati inviati al Maggiore, è stata somministrata la terapia.

Per 7 di loro si è reso necessario un ricovero in un reparto non intensivo, scongiurando, probabilmente anche per il futuro, un ricovero in un set di maggiore intensità e dimostrando, almeno al momento, la validità del modello e la sua capacità di anticipare l’aggravarsi della patologia.

Nella foto: Pierluigi Viale, direttore delle Malattie Infettive del S.Orsola

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