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Archivio 2013

Prevenzione delle infezioni trasmesse con la trasfusione di sangue

Data di pubblicazione: 24/10/2013 15:29

Emilia-Romagna e Stati Uniti a confronto a Bologna

Ultimo aggiornamento : 05/11/2013

Tutti i donatori delle aree interessate alla West Nile, quasi un terzo dei donatori di sangue emiliano-romagnoli, sottoposti al test per la ricerca del virus negli ultimi quattro mesi. “Un sistema di sorveglianza sulle infezioni trasmissibili attraverso trasfusione di sangue unico al mondo – spiega Claudio Velati, Direttore del Centro Regionale Sangue – che sarà al centro di un confronto internazionale, con particolare attenzione a quanto si fa negli Stati Uniti”. Appuntamento domani, 25 ottobre, a Bologna, in Sala Borsa

45 mila donatori di sangue, dal 1° luglio 2013 ad oggi, sono stati sottoposti in Emilia Romagna al Test di Amplificazione genica (Nucleic Acid Testing – NAT) per la ricerca del virus West Nile. 12 di essi sono risultati positivi e temporaneamente sospesi dalla donazione, evitando, in questo modo, altrettante possibili infezioni. Il virus West Nile, infatti, può svilupparsi senza sintomi o segni clinici evidenti, nella totale inconsapevolezza del donatore.
Si tratta di un test specifico che solo in Emilia Romagna viene eseguito su tutti i donatori delle aree nelle quali sono state intercettate le zanzare portatrici del virus West Nile. Quando i servizi territoriali delle Aziende sanitarie ne rilevano la presenza, dalla Sanità Pubblica Regionale scatta l’allarme che coinvolge il Centro Regionale Sangue e i servizi trasfusionali locali, che effettuano il prelievo per il test NAT su tutti i donatori di quel territorio. Tutti i campioni di sangue sono analizzati nel laboratorio del servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell’Ospedale Maggiore.
Il sistema di sorveglianza dell’Emilia Romagna si differenzia da quello adottato negli Stati Uniti e nel resto d’Europa, che si attiva solo al manifestarsi del primo caso di infezione umana da West Nile e prevede l’esecuzione del test solo su un campione significativo di cittadini presenti nei territori interessati dal virus.
Il NAT rafforza i numerosi controlli già esistenti, a garanzia della qualità del sangue raccolto e della sempre più ridotta diffusione delle infezioni trasmissibili attraverso le trasfusioni di sangue. Basti pensare che in Italia si trasfondono ogni anno circa 3,5 milioni di unità di sangue e il rischio di trasmettere una infezione da HCV (epatite C) è di 1 caso su 20 milioni.

Di questo, e del controllo e della sicurezza dei sistemi di raccolta del sangue, si parlerà nell’incontro scientifico internazionale Infezioni trasmissibili attraverso la trasfusione di sangue, organizzato dal Centro Regionale Sangue della Regione Emilia Romagna, in programma domani, 25 ottobre, a Bologna presso l’Auditorium Enzo Biagi della Sala Borsa, Piazza del Nettuno 3.
Tra gli ospiti, Michael Busch, uno dei principali esperti al mondo di medicina trasfusionale e pioniere in America nella lotta al virus West Nile, direttore del Blood System Research Institute di San Francisco, California, e professore di Laboratory Medicine, University of California, San Francisco.
La presenza di Michael Busch, che illustrerà i progressi recenti nel campo della prevenzione delle malattie infettive trasmesse attraverso le trasfusioni di sangue, è motivata anche dall’interesse della comunità scientifica americana per il sistema di prevenzione della diffusione del virus West Nile attraverso le donazioni di sangue attivo in Emilia Romagna.
Il sistema opera con uno stretto coordinamento tra la Sanità Pubblica Regionale e il Centro Regionale Sangue, diretto da Claudio Velati. La sorveglianza attiva delle zanzare portatrici del virus è uno degli elementi qualificanti del sistema emiliano-romagnolo di prevenzione della diffusione della West Nile.
Accanto a Busch, interverranno all’incontro Paola Angelini, responsabile della Sorveglianza Entomologica, direzione generale Sanità e Politiche Sociali della Regione Emilia-Romagna, Alba Carola Finarelli, direttore delle Malattie Infettive e dei Programmi di Prevenzione della Regione-Emilia Romagna, Giuliano Grazzini, direttore del Centro Nazionale Sangue, Istituto Superiore di Sanità, Maria Paola Landini, direttore della Microbiologia del Policlinico S.Orsola-Malpighi, Claudio Velati, Presidente della Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia e direttore del Centro Regionale Sangue della Regione Emilia-Romagna.


La raccolta del sangue in Emilia-Romagna
Sono in leggero aumento, nel 2012, i donatori in Emilia-Romagna, 146.717 a fronte dei 146.303 nel 2011. Dati che confermano come l’Emilia-Romagna sia una Regione con un rapporto elevato tra donazioni di sangue e popolazione, 55,9 su 1.000 abitanti, al di sopra del valore di riferimento dell’OMS (40 su 1.000 abitanti). Anche il numero di donatori è cospicuo, 3,3 ogni 1.000 abitanti.
In diminuzione, invece, le donazioni (309.068 nel 2012, a fronte delle 314.672 del 2011) così come le unità di sangue raccolte (249.825 nel 2012, a fronte di 254.000 nel 2011). Questi numeri si spiegano con una più efficace programmazione della raccolta, una maggiore attenzione all’uso corretto del sangue, e con il miglioramento delle tecniche chirurgiche, che richiedono quantità di sangue sempre minori.
Anche nel 2012 l’Emilia-Romagna ha sostenuto con la propria raccolta le altre Regioni. Sono state 4.920, complessivamente, le unità di globuli rossi distribuite nel corso dell’anno, 1.000 in più del 2011.


Michael Busch
Michael Busch, direttore del Blood System Research Institute di San Francisco, California e professore di Laboratory Medicine, University of California, San Francisco, è uno dei maggiori esperti mondiali di medicina trasfusionale e la massima autorità americana in materia di malattie infettive trasmesse con le trasfusioni di sangue.
Pioniere nel tracciare la trasmissione delle infezioni da HIV nella raccolta di sangue, con la propria attività di ricerca, avviata dalla seconda metà degli anni ‘80, Busch ha contribuito ad individuare il periodo finestra dell’infezione da HIV e ha condotto ad una prima stima del rischio di trasmissione del virus attraverso le trasfusioni, negli Stati Uniti. Il suo lavoro è stato cruciale per la formazione di una politica nazionale sul tema, ed è stato applicato ad altre patologie emergenti, come il virus West Nile.


Claudio Velati
Claudio Velati è direttore del Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell’Azienda Usl di Bologna e del Centro Regionale Sangue. Ricercatore affermato nel campo della immunoematologia, delle malattie trasmissibili con il sangue, della tutela del donatore e della sicurezza del sangue, Velati è stato responsabile scientifico di numerosi progetti di ricerca sul monitoraggio della trasmissione dell’epatite e del virus West Nile.
Autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche, fa parte della Consulta Nazionale per le attività trasfusionali presso il Ministero della Salute, collabora con il Centro Nazionale Sangue presso l’Istituto Superiore di Sanità per l’Area Sicurezza Trasfusionale e rappresenta l’Italia (con il Direttore del Centro Nazionale Sangue) presso la European Blood Alliance (EBA).
Da gennaio 2011 è Presidente Nazionale della Società Italiana di Medicina Trasfusionale e di Immunoematologia (SIMTI)

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