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Nasce ‘perno’, primo registro mondiale sui tumori del cervello

Data di pubblicazione: 16/10/2013 16:59

Il progetto segna una tappa decisiva per trattare al meglio queste malattie, considerate rare ma che colpiscono in Italia 5 persone su 100.000 abitanti

Ultimo aggiornamento : 24/10/2013

Si chiama “PERNO” (Progetto Emilia-Romagna Neuro Oncologia) ed è il primo registro di popolazione al mondo sui tumori cerebrali. È realizzato in Emilia-Romagna, unica regione in Italia ad aver ottenuto un finanziamento del Ministero della Salute per l’iniziativa.

Come dice Alba Brandes, primario dell'Oncologia del Bellaria, “il 35% dei nostri pazienti viene da altre Regioni. L’alleanza fra neurologi, neurochirurghi, neuroradiologi, patologi, radioterapisti e oncologi – spiega Brandes - segna una tappa decisiva per trattare al meglio queste neoplasie che ogni anno in Regione fanno registrare circa 200 nuovi casi e in Italia circa 3 persone su 100mila abitanti”. “PERNO”, coordinato da Agostino Baruzzi, direttore scientifico dellIRCCS di Scienze Neurologiche della AUSL di Bologna, ha raccolto i dati di incidenza su circa 400 pazienti con tumore cerebrale residenti nella Regione. E ha incluso un sottoprogetto, coordinato da Brandes, per analizzare i risultati clinici e le caratteristiche biologiche di circa 270 pazienti con glioblastoma, la forma più frequente di tumore cerebrale (circa il 70% dei casi). “Per la prima volta è emersa una corrispondenza tra i risultati di sopravvivenza degli studi clinici e quelli ottenuti nella pratica quotidiana. I pazienti selezionati per le sperimentazioni infatti rispondono a criteri ideali che raramente si riscontrano nella vita reale. E oggi, grazie a ‘PERNO’, sappiamo che il trattamento standard è trasferibile sulle persone che curiamo tutti i giorni, indipendentemente dai criteri di selezione. Viene confermato inoltre il ruolo predittivo e prognostico di MGMT, un gene implicato nella resistenza ai farmaci chemioterapici, dimostrando una migliore sopravvivenza per i pazienti che presentavano la metilazione di questo gene e che venivano trattati con la terapia a base di temozolomide”. Alba Brandes è inoltre il coordinatore mondiale di un nuovo studio, chiamato TAMIGA, di fase III, che coinvolge i pazienti con glioblastoma di nuova diagnosi. “Saranno arruolati in tutto il mondo più di 500 persone – conclude la dott.ssa Brandes - in cui sarà analizzata l’efficacia della prosecuzione della terapia con bevacizumab oltre la prima progressione. Oltre ai risultati di sopravvivenza verranno valutate anche la qualità della vita, la funzionalità neurocognitiva e le caratteristiche genetiche dei pazienti”.

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