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Aviaria, prosegue la sorveglianza sul contagio

Data di pubblicazione: 04/09/2013 12:20

E' stata presentata dagli assessori regionali Carlo Lusenti e Tiberio Rabboni una relazione tecnica per fare il punto sulla situazione. Al momento non ci sono altri casi di contagio nell'uomo dopo i due – uno confermato, l’altro sospetto – individuati a Mordano. L'ipotesi è che il virus sia arrivato dalle anatre in migrazione, che avrebbero contaminato gli allevamenti. La Regione, in accordo col Ministero della salute, ha adottato tutte le procedure per il controllo dell’infezione.

Ultimo aggiornamento : 16/09/2013

Non ci sono al momento altri casi di contagio di aviaria nell'uomo, dopo i due – uno confermato, l’altro sospetto – individuati a Mordano. Gli abbattimenti dei volatili dovrebbero terminare mercoledì 4 settembre sera.
Il punto sulla situazione dell’aviaria in Emilia-Romagna è stato fatto dagli assessori Carlo Lusenti (politiche per la salute) e Tiberio Rabboni (agricoltura), che hanno presentato una relazione tecnica alle commissioni sanità e politiche economiche.

L'aviaria è arrivata in Emilia-Romagna attraverso le anatre in migrazione (questa l’ipotesi più avvalorata, contenuta nella relazione) che avrebbero contaminato i parchetti esterni degli allevamenti, dove, di giorno, razzolavano le galline. Da lì il virus si sarebbe poi trasmesso sia con il trasporto delle uova che con una probabile diffusione aerogena.

In accordo col Ministero della salute, in seguito all’identificazione dei focolai animali, la Regione ha adottato immediatamente tutte le procedure necessarie per porre sotto controllo l’infezione. Complessivamente il personale esposto per motivi professionali al rischio di contrarre il virus – e sottoposto a controllo – è di circa 110 unità, tra dipendenti degli allevamenti e operatori attivati per le operazioni di abbattimento. Di questi, 61 lavoratori, tra Ferrara e Mordano, sono sottoposti a sorveglianza sanitaria attiva (cioè a monitoraggio e controllo quotidiano), in quanto esposti prima dell’individuazione del focolaio.

Il virus H7N7 non viene facilmente trasmesso all’uomo, che può infettarsi solo se viene a trovarsi a contatto diretto con l’animale malato o morto. A differenza di altri virus aviari (per esempio l’H7N9 o l’H5N1), l’H7N7 tende a dare nell’uomo una patologia di lieve entità (come la congiuntivite), come è già stato osservato in un’epidemia verificatasi anni fa in Olanda, dove il 7-8% del personale a stretto contatto con gli animali ha sviluppato una congiuntivite, e circa il 2% una sindrome influenzale. Fatta eccezione per la congiuntivite, la trasmissione da persona a persona è eccezionale, per cui il rischio di comunità è estremamente basso o addirittura irrilevante.

Fonte Saluter

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