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"Ha un malore, congelato per salvarlo"

Data di pubblicazione: 09/07/2013 10:22

Il Resto del Carlino dedica due pagine all'intervento di 118 e Cardiologia del Maggiore. L'intervento è il primo in Italia a utilizzare una tecnica di raffreddamento che consente di limitare i danni dell'arresto cardiaco

Ultimo aggiornamento : 26/08/2013

Salvo dopo un arresto cardiaco improvviso, e senza danni neurologici, grazie al pronto intervento del 118 Bologna Soccorso. Impiegato per la prima volta in Italia uno strumento di raffreddamento del corpo 15 volte più efficace del ghiaccio, utilizzabile già durante il trasporto in ospedale, non invasivo e più rapido di ogni altro strumento analogo. Protagonista un uomo di 27 anni, colpito la scorsa settimana da arresto cardiaco mentre sosteneva un esame professionale in un comune della provincia bolognese.

L'intervento

  • Alle 9.30 il 118 riceve una prima chiamata di soccorso e dispone immediatamente l’invio di una ambulanza. Alle 9.36, a seguito di una seconda chiamata al centralino della Centrale Operativa che fornisce ulteriori particolari sulla possibile causa del malore, viene inviata anche un’automedica. Contemporaneamente, all’uomo viene praticato il massaggio cardiaco da parte di una persona presente all’evento, un intervento che aumenta sensibilmente le probabilità di sopravvivenza.
  • Ambulanza e automedica arrivano sul posto alle 9.48. L’uomo è immediatamente defibrillato, quindi stabilizzato e intubato per la ventilazione meccanica. Al termine delle manovre rianimatorie, prima del trasporto all’ospedale Maggiore, si avvia la procedura di ipotermia per portare la temperatura corporea a 33°. L’ipotermia, rallentando il metabolismo, protegge il cervello da possibili danni subiti a seguito di arresto cardiaco. In questo caso il 118 ha utilizzato, primo in Italia, uno strumento innovativo di raffreddamento, un kit adesivo speciale da posizionare sul corpo del paziente, che contiene un gel in grado di ridurre la temperatura 15 volte più rapidamente del ghiaccio. Il kit, a differenza degli altri strumenti di raffreddamento, non è invasivo e può essere applicato prima del trasporto in ospedale, consentendo l’immediato ingresso del paziente in Emodinamica e anticipando così il trattamento.
  • Alle ore 10.47, l’uomo è accolto nella unità di Emodinamica dell’Ospedale Maggiore. La tua temperatura corporea è già scesa a 33°. La coronarografia, eseguita immediatamente, non evidenzia danni o alterazioni alle coronarie.
  • L’uomo è ricoverato, quindi, presso la Rianimazione dell’Ospedale Maggiore e mantenuto in ipotermia per 24 ore attraverso sedazione farmacologica.
  • Al risveglio, il giorno dopo, è accolto nella UTIC dell’Ospedale Maggiore, dove sono attualmente in corso gli esami necessari per approfondire la natura dell’arresto cardiaco e predisporre le azioni utili a prevenire futuri episodi.

 

L’arresto cardiaco colpisce in Italia, ogni anno, 1 persona su 1000 abitanti. Le persone colpite, nella maggior parte dei casi, soffrono già di malattie cardiache. L’utilizzo di alcuni farmaci o l’abuso di alcool e droghe aumentano le probabilità di un arresto cardiaco.

Con arresto cardiaco in atto è necessario utilizzare il più precocemente possibile il defibrillatore. Se il paziente in arresto cardiaco non è soccorso e defibrillato immediatamente sono sufficienti 10 minuti perché il danno cerebrale diventi irreversibile. 

Nell’area metropolitana bolognese, anche grazie alla stretta collaborazione tra 118, le Rianimazioni e le Cardiologie, l’utilizzo del defibrillatore al di fuori dei presidi sanitari, e anche da parte di personale non sanitario opportunamente formato, è stato promosso e sostenuto, negli ultimi anni, con programmi appositi (Pronto Blu). Si tratta, come dimostrato anche da recenti fatti di cronaca, di un investimento che sta dando i suoi frutti. I buoni risultati ottenuti dall’uso del defibrillatore sono stati rafforzati, per l’ospedale Maggiore, dalla adozione di uno specifico protocollo di inizio precoce del trattamento con ipotermia. 

Il trattamento con ipotermia consiste nel raffreddamento dell’organismo a 32-34 gradi centigradi, con l’obiettivo di mettere a riposo il cervello, salvaguardandolo per un tempo prolungato dai danni da mancanza di afflusso di sangue. Inoltre, grazie ad esso i cardiologi possono intervenire immediatamente sulle coronarie, responsabili di oltre il 50% degli arresti cardiaci, con procedure di emodinamica. 

Nella Rianimazione del Maggiore, dal 2004 ad oggi sono stati oltre 130 i pazienti con arresto cardiaco trattati con ipotermia, 30 dei quali nel 2012. L’80% di essi, appena arrivato in ospedale, ha effettuato una coronarografia con angioplastica, migliorando le possibilità di sopravvivenza. Oggi la casistica dell’ospedale Maggiore fa registrare per i pazienti trattati con defibrillazione angioplastica e ipotermia una sopravvivenza del 50% dei casi. 

Le linee guida internazionali fissano a 4 ore il tempo limite per raggiungere una temperatura corporea tra i 32-34 gradi. Con l’utilizzo degli strumenti di raffreddamento tradizionali si riusciva ad assicurare questi standard nei due terzi dei casi. Oggi, con l’adozione del nuovo strumento, l’obiettivo delle 4 ore è ampiamente garantito per tutti i casi e la sopravvivenza dei pazienti colpiti da arresto cardiaco è destinata, ragionevolmente, ad aumentare ancora.

 

Allegato il servizio de Il Resto del Carlino

 
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