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Archivio 2013

Con "La classe", Arte e Salute in prima mondiale al Napoli Teatro Festival

Data di pubblicazione: 13/06/2013 11:08

14 e il 15 giugno, il progetto del dipartimento di Salute Mentale dell'Azienda USL di Bologna, in collaborazione con l'Arena del Sole

Ultimo aggiornamento : 27/06/2013

Prosegue la collaborazione tra Arena del Sole - Teatro Stabile di Bologna e Arte e Salute onlus, associazione nata con lo scopo di coniugare il lavoro artistico con il lavoro nel campo della salute mentale, nel quadro di “Arte e Salute nell’Arena del Sole”, progetto di residenza della compagnia di pazienti psichiatrici all’Arena del Sole realizzato in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna il dipartimentio di Salute Mentale dell'Azienda USL di Bologna. La condivisione di questo percorso, iniziato nel 1999 e che ha già riscosso notevoli successi e riconoscimenti tra cui un Premio Ubu e un Premio Hystrio, si è consolidata in un lungo percorso di sperimentazione di un modello operativo inconsueto e innovativo, che mette a confronto un importante teatro nazionale come Nuova Scena – Teatro Stabile di Bologna con una realtà artistica nata nell’ambito del disagio e dell’esclusione sociale. Ormai professionisti, dopo un lungo periodo di formazione e lavoro teatrale, gli attori di Arte e Salute hanno affrontato, sotto la guida del regista Nanni Garella, opere di Pirandello, Pinter, Brecht, Pasolini, Scarpetta. 

È ora la volta de La classe, risultato di un laboratorio condotto sull’opera di Tadeusz Kantor, pittore e regista polacco (1915-1990) «inventore di una personalissima forma di linguaggio espressivo a metà fra il teatro e le arti visive che, unita alla potente percezione poetica di motivi come quello dell'ossessivo permanere della memoria, dell'intervento uniformante della morte, dello smarrirsi e ricomporsi dell'identità dell'individuo, e all'invenzione di un particolare tipo di rapporto fra gli attori e gli oggetti - le estrose macchine sceniche che caratterizzano i suoi spettacoli - ne fa uno dei talenti creativi più originali e incisivi dell'intera nostra epoca». (dal Dizionario dello spettacolo del ‘900, Baldini&Castoldi).

Nota di Nanni Garella

Dodici persone adulte nei banchi di una vecchia aula scolastica: persone ormai trapassate in una sorta di limbo, nel luogo dove essi hanno trascorso i giorni ineffabili dell’infanzia, i giorni che tornano solo nei ricordi, a volte vividi e pieni di energia, a volte stanchi e melanconici, a volte lancinanti come cose irrimediabilmente perdute.

Ho pensato di affidare questi personaggi agli attori di Arte e salute, perché l’infanzia ha per loro un significato molto particolare: forse più che per altri, essa è separata dal resto della vita, come divelta dallo scorrere naturale della maturazione e dell’età; ed è per loro più facile che per altri rappresentare la bellezza e l’insostituibile pienezza di felicità del tempo perduto dei banchi di scuola.

Il risultato è che la rappresentazione di un mondo perduto, morto, sepolto nella memoria, si trasforma in un trepidante, violento, commovente inno alla vita; una vita tutta ormai vissuta che ritorna nella sua pienezza solo a patto di fare i conti con il nulla della morte.

Il rapporto imprescindibile dell’uomo con la morte è un tema che la società contemporanea rifugge dall’affrontare, per rincorrere una vita di facili e avide conquiste di benessere materiale. Nel nostro spettacolo, il confronto con la morte è vissuto sulla pelle da attori che hanno perduto una parte importante della propria vita, spezzata dalla malattia e dalla sofferenza; e che hanno imparato, proprio dal confronto aspro con le forme teatrali dei personaggi, a riconquistare la dignità e la pienezza dell’esistenza e della propria umanità.

 
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