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Fecondazione eterologa, la posizione della Regione Emilia-Romagna

Data di pubblicazione: 13/08/2014 11:45

Lusenti: "Fare in fretta, ma servono norme nazionali che garantiscano uniformità di trattamento. Oggi ho scritto al coordinatore degli assessori regionali alla sanità per chiedere la convocazione, quanto prima, della Commissione salute per poi fare una proposta al Governo ai primi di settembre"

Ultimo aggiornamento : 16/09/2014

Fonte Regione Emilia-Romagna

“Siamo consapevoli e convinti che occorra fare in fretta. Ma pensiamo anche che sulla vicenda della fecondazione eterologa serva un provvedimento – linee guida o decreto che siano – che garantisca uniformità delle procedure a livello nazionale, certezza delle regole e sicurezza per la salute di chi affronta questa scelta. E di questa opinione sono anche le principali associazioni e società scientifiche di ginecologia, che proprio oggi hanno reso noto la loro opinione in merito”.

Lo ha detto Carlo Lusenti, assessore regionale alle politiche per la salute, a proposito del dibattito in corso sulla applicazione delle disposizioni della Consulta sul tema fecondazione eterologa.

L’assessore Lusenti ha scritto al collega della Regione Veneto, Luca Coletto, coordinatore degli assessori regionali alla sanità, per chiedere la convocazione a breve della Commissione salute, con l’obiettivo “di poter disporre, entro la prima settimana di settembre, di una proposta unitaria da sottoporre al Ministro per una regolamentazione uniforme su tutto il territorio nazionale”.
“Vogliamo – chiarisce Lusenti – che a settembre le linee guida siano già pronte, per dare una risposta alle coppie in attesa, la cui legittima aspettativa non può essere vanificata a questo punto da inutili ed esasperanti dilatazione dei tempi, che la Regione Emilia-Romagna non accetterà”.
“La disparità che, in assenza di un quadro normativo nazionale, rischia inevitabilmente di crearsi tra la sanità pubblica (che resterebbe ferma)  e quella privata (determinata a procedere comunque) – conclude l’assessore – è per noi intollerabile, soprattutto perché parliamo di un diritto e di una scelta che hanno a che fare con la salute e che non può dipendere dalle disponibilità economiche dei singoli”.

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