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Archivio 2013

Al via l'indagine sulla qualità della vita degli anziani bolognesi

Data di pubblicazione: 30/01/2013 18:08

Cinquecento persone intervistate da parte di volontari nei primi 6 mesi del 2013, nell'ambito del progetto di sostegno alla fragilità e prevenzione della non autosufficienza.

Ultimo aggiornamento : 01/03/2013

E' partita alla fine di gennaio nei quartieri Borgo Panigale e Reno, e si estenderà nei restanti quartieri fino a giugno, l'indagine sulla qualità della vita e sulla percezione del benessere degli anziani residenti a Bologna, che si svolgerà mediante l'intervista a 500 persone oltre i 65 anni. Obiettivo dell'indagine è raccogliere informazioni utili per cercare di rispondere in modo adeguato ai bisogni reali delle persone anziane e per facilitare il loro coinvolgimento in attività di supporto e di aggregazione sociale della nostra realtà locale, come:

- la partecipazione ad attività di sostegno o ricreative in collaborazione con le associazioni di volontariato;
- l’inserimento nel servizio di assistenza telefonica e-Care, per monitorare in modo qualificato e costante le diverse situazioni;
- l’attivazione, in caso di necessità, di servizi specifici da parte del Comune e dell'Azienda USL.

 

Saranno prevalentemente volontari, appartenenti ai sindacati pensionati e al mondo dell'associazionismo, a effettuare le interviste, attraverso un questionario realizzato ad hoc anche grazie al contributo dei volontari stessi. "Attraverso il questionario cerchiamo da un lato di individuare gli aspetti di maggiore bisogno da parte delle persone anziane - afferma il Direttore del Distretto Gabriele Cavazza - per poter calibrare adeguatamente gli interventi nei loro confronti, sia in termini assistenziali sia di informazione e socializzazione. Dall'altro vorremmo invece valorizzare i loro interessi, le loro capacità e competenze, per non disperderli ma soprattutto orientarli in modo mirato verso il ricco panorama di attività e opportunità - ricreative, culturali e aggregative - presente nel territorio cittadino e offerto prevalentemente dal mondo del volontariato e dell'associazionismo".

Il campione interessato dalla interviste in questa fase sarà composto da pensionati INPS ex gestione INPDAP, che l'anno scorso aveva fornito un finanziamento al Distretto nell'ambito del progetto "Home Care Premium 2011". I pensionati selezionati riceveranno una lettera con tutte le informazioni sull'intervista, e saranno successivamente contattati telefonicamente da un volontario per prendere un appuntamento a domicilio per lo svolgimento dell'intervista. "Ovviamente si può rifiutare questa opportunità - prosegue Cavazza - anche se auspichiamo un'alta adesione da parte delle persone contattate, in quanto il loro contributo è per noi molto importante. Garantiamo la massima riservatezza sulle informazioni che ci saranno fornite, e la massima sicurezza: sulla lettera sono presenti il fac-simile del tesserino utilizzato dai volontari e i numeri telefonici cui rivolgersi per verificare la veridicità del contatto da parte dei volontari".

 

L'attività rientra all'interno del progetto "sostegno alla fragilità e prevenzione della non autosufficienza". "Quando parliamo di fragilità dobbiamo essere estremamente precisi - sottolinea Cavazza - innanzitutto non è sinonimo di disabilità, ma ne è un precursore diretto perché connette le dimensioni biologica e soggettiva di perdita di resistenza e di capacità di adattamento agli eventi negativi e al cambiamento. I fattori di fragilità, spesso legati tra loro, possono essere funzionali (ovvero relativi alle difficoltà di svolgimento di funzioni quotidiane), clinici (relativi alla presenza di patologiie, fisiche o psicologiche, in particolare quella croniche) e sociali (condizione economica, lavorativa, abitativa, la presenza o meno di un supporto familiare e relazionale, etc.). In altre parole, ciascuno di noi, a fronte di un evento negativo e particolarmente traumatico - un incidente, il manifestarsi di una patologia, la perdita del lavoro o di un familiare - diventa più fragile, perchè diminuisce il proprio livello di autosufficienza e di capacità di condurre autonomamente la propria vita quotidiana". Ciò non vuole quindi dire che chi è anziano è fragile. "Ovviamente l'aumento dell'età anagrafica aumenta questi rischi e di conseguenza il livello di fragilità, per questo cominciamo con gli over 65 - prosegue Cavzza -  la maggior parte di queste persone è infatti autosufficiente, in grado di vivere in autonomia anche in presenza di patologie croniche, ma comunque in situazioni a più alto rischio di disabilità. Occorre quindi stimolarle ma soprattutto facilitarle nel mantenersi attive, fisicamente e mentalmente, e a tenere viva la rete delle relazioni sociali. Sono infatti questi gli elementi indispensabili per diminuire il livello di rischio, per prevenire eventi che possono determinare perdita di autonomia, per allontanare il momento della non autosufficienza, fase in cui il bisogno di assistenza diventa elevato".

 

Il progetto ha visto anche la realizzazione di una banca dati di tutta la popolazione del Comune di Bologna che, mettendo insieme le informazioni di carattere sanitario e sociale di ciascun cittadino, è in grado di definire un indice finale di fragilità. "Questo indice rappresenta la probabilità per ciascuno di noi di incorrere in un evento negativo di salute nel corso dell'anno successivo" spiega Cavazza "il modello statistico su cui si basa è altamente predittivo, ed è già stato sperimentato in altre realtà nazionali e internazionali. E' stato realizzato dal  Dipartimento di Sanità Pubblica dell'Azienda in collaborazione con il Comune di Bologna e CUP2000, che curerà la gestione e l'aggiornamento annuale della banca dati. In questo modo avremo una sorta di mappa della fragilità nella nostra città, la cui attendibilità potrà essere verificata sul campo dagli operatori sociali e sanitari o con interventi mirati. L'indagine sulla qualità della vita rivolta ai pensionati, infatti, rappresenta il primo banco di prova del nostro sistema statistico. Una volta che l'avremo testato potremo infatti correggere eventuali imprecisioni" conclude Cavazza "mettendo a disposizione degli operatori uno strumento di lavoro qualificato e affidabile, utile a garantire agli anziani un'offerta di servizi - di socializzazione o assistenziali - vicina ai loro bisogni concreti, in un'ottica di welfare di comunità che integra le risorse istituzionali e quelle provenienti dal mondo del volontariato e della promozione sociale".

 

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