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LA FABBRICA DELLA SALUTE E LA FABBRICA DELLA MALATTIA

Data di pubblicazione: 20/10/2010 09:18
— archiviato sotto:

Presentazione del libro di Francesco Domenico Capizzi

Cosa
  • Incontro con l'autore
Quando 28/10/2010
da 17:00 al 20:00
Dove Bologna, Archiginnasio
Persona di riferimento Archiginnasio
Recapito telefonico per contatti 051 276811

I termini progresso e sviluppo, di memoria pasoliniana, subiscono equivoci nel linguaggio corrente come se l'un termine equivalesse all'altro: l'idealità di un progresso sociale è confusa con il pragmatismo economico dello sviluppo industriale e tecnologico, in disuso nella politica,  nelle sedi della cultura e delle aggregazioni e organizzazioni sociali. Semplicemente, la parola  progresso è sparita dal vocabolario quotidiano e assorbita da sviluppo. Non che i due concetti siano necessariamente contrapposti: possono essere contenuti nel medesimo circolo virtuoso con il centro occupato dal bene comune.

La lettura storica di ogni epoca dimostra la prevalenza dello sviluppo sul progresso e la marginalità del bene comune  fino a raggiungere divaricazioni estreme e conclusioni drammatiche. Questa constatazione vale anche per Scienza e Medicina, le cui finalità e realizzazioni si prestano a valutazioni differenti a seconda che siano esaminate con la lente del progresso o dello sviluppo.

La Medicina, al pari delle dinamiche politiche e sociali, persegue uno suo sviluppo clinico-tecnologico-organizzativo piuttosto che un reale progresso nel contrastare le radici delle diffuse e incalzanti malattie cronico-degenerative -  cancro, malattie cardiocircolatorie e respiratorie, obesità, cirrosi, malattie autoimmuni e da stress, ecc. - sostenute in larga parte da fattori culturali e sociali. Un vero paradosso: in luoghi definiti la malattia si diagnostica e si cura, in altri si conserva e si riproduce l'humus su cui si sviluppa e da cui si propaga. In altre parole, la Medicina cura spesso malattie evitabili ab initio con risultati che testimoniano i limiti della sua stessa azione. Una Medicina assoggettata alle logiche dello sviluppo rischia di rimanere relegata nel ruolo di stabilizzatore culturale e sociale e di continuare ad abdicare al suo compito fondamentale: la tutela della salute.

Una Medicina inedita può realizzare questo compito se intende riflettere la propria formidabile esperienza clinica su Istituzioni e Società: conoscenza e coscienza critica sulle forme della conoscenza e della coscienza individuale e collettiva. (f.d.c.)

 

Ne discutono con l'autore:

Alessandro Baldini

Medico, Comitati Dossetti

Augusto Barbera

Costituzionalista, Universita' di Bologna

Giancarlo Gaeta

Storico del Cristianesimo, Universita' di Firenze

Adriano Prosperi

Storico, Scuola Normale Superiore di Pisa

Stefano Zamagni

Economista, Universita' di Bologna

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