Transito della Vergine
Come racconta Vasari, fu commissionato dalla Confraternita dei battuti allo scultore Alfonso Lombardi nel 1519, per la somma di 500 lire, 11 soldi e 2 denari
All’interno della parete sud dell’Oratorio dei Battuti, opposta all’altare, in una nicchia profonda arricchita da una finta architettura dipinta è collocato il Transito della Vergine di Alfonso Lombardi (1497 ca.-1537), appena sottoposto ad un intervento di pulitura superficiale a cura dello studio di restauro Ottorino Nonfarmale.
Si tratta di un gruppo di quindici statue in terracotta, poco più grandi del naturale, che rappresentano un episodio drammatico dei Funerali della Vergine tratto dai Vangeli apocrifi e dalla Legenda Aurea di Jacopo da Vergine. Come su una sorta di palcoscenico, il gruppo mette in scena l’attimo in cui Anania, un sacerdote ebreo che sta tentando l’oltraggio del rovesciamento del feretro in disprezzo alla Madonna, è spinto a terra da un angelo armato di spada.
Lo scultore sceglie di rappresentare non il nucleo più cruento della vicenda (l’amputazione delle mani), ma quello che lo precede, bloccando la scena sulla furia degli Apostoli e sullo stupore del sacerdote alla vista dell’Angelo vendicatore.
Il soggetto - la punizione del gesto profanatore di un ebreo - è insolito in ambito occidentale e la sua diffusione è stata collegata dalla critica ad una corrente di antisemitismo assai forte alla fine del XV secolo quando, per contrastare l'usura dei prestatori ebraici protetti dai Bentivoglio, venne fondato in città il primo Monte di Pietà (1473), con l’appoggio delle Confraternite.
Una diversa lettura critica dà invece priorità alla realtà ospedaliera nella quale l’opera venne collocata, vedendo nell’atto di conversione dell’ebreo Anania, subito seguito all’apparizione dell’Angelo, un esplicito richiamo alla conversione alla fede cristiana quale vera e unica cura per guarire dalle malattie.
Commissionato dalla Confraternita allo scultore Alfonso Lombardi (1497 ca.-1537) nel 1519, per la somma di 500 lire, 11 soldi e 2 denari, come ricorda Vasari e testimoniano le carte d'archivio, fu ultimato il 30 giugno del 1522. Controversa è l'originaria collocazione del gruppo, forse all'interno della Chiesa di Santa Maria della Vita o, secondo il Vasari, addirittura nell'attiguo Ospedale della Morte. La sistemazione nell'Oratorio sembra risalire all'intervento di Bonifacio Socchi, nel 1612, come ricorda una lapide all'interno della chiesa.
Con la ricollocazione del XVII secolo, le statue vennero ridipinte di bianco con un tono uniforme, cancellando così l'originaria policromia, per perseguire il duplice scopo di mimetizzare la terracotta, materiale ritenuto poco pregiato, e di ricercare un effetto marmoreo. A tutt’oggi l’unica scultura che ha mantenuto la cromia voluta dall’artista è quella dell’angelo, monocromo bianco.
Nel 1639 l'angelo fu rimosso, perché danneggiato o non più adatto alla nuova composizione della scena. È stato ritrovato recentemente in un locale annesso all'oratorio, restaurato e ripristinato nell'originaria collocazione, appeso in volo al di sopra della scena.
Il gruppo scultoreo si presentava, prima dell’intervento di pulitura, ricoperto da un abbondante deposito polveroso che in alcune parti del modellato aveva formato una vera e propria patina grigiastra.
La polvere di deposito è stata tolta con un aspirapolvere, mentre la patina grigiastra è stata rimossa con un leggero passaggio di spugna imbevuta di acqua distillata.
È stato effettuato, inoltre, un ritocco pittorico per reintegrare piccole lacune presenti. Nell’occasione sono stati, infine, realizzati, saggi di pulitura e indagini stratigrafiche per individuare la presenza della policromia originale, tanto sulla parete di fondo affrescata che sulle sculture.






























