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Il restauro di Santa Maria della Vita

Descrizione tecnica

Il restauro di Santa Maria della Vita, durato circa un anno e mezzo e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, ha riguardato il sistema di coperture e delle facciate della chiesa, e l’imponente cupola a pianta ovale.

Il restauro della cupola è consistito nel fissaggio e nella pulitura delle novemila lastre di rame che la ricoprono. Particolare attenzione è stata dedicata alla conservazione del colore originario, ottenuto attraverso il lungo processo di ossidazione del rame, che normalmente si verifica nell’arco di decenni.

 

L’intervento ha coinvolto anche i tetti. Sono stati restaurati i manti di copertura e le lattonerie, inserito un sottomanto impermeabile, disinfestate e consolidate le strutture lignee.

Per quanto riguarda le facciate, sono stati eseguiti il consolidamento strutturale delle murature, il restauro delle superfici con intonachino di coccio pesto, calce e velatura cromatica, la pulitura e stuccatura dei paramenti in laterizio e il trattamento conservativo degli elementi lapidei e metallici.

 

I restauri sono stati preceduti da indagini conoscitive sulla natura e il degrado dei materiali, la stratigrafia delle finiture e l’individuazione delle coloriture originarie o storicizzate.

Per l’esecuzione delle diverse fasi, è stata progettata e realizzata una impalcatura di oltre 65 metri d’altezza, per 6.500 metri quadrati di sviluppo, realizzata con 21.600 metri di tubi zincati uniti da 26.000 giunti, ancorata e sospesa con mensole speciali al tamburo della cupola. Quasi un’opera d’arte contemporanea, che ha caratterizzato tutta l’area del quadrilatero durante l’anno e mezzo di lavori.

 

La cupola del Santuario di Santa Maria della Vita con i suoi 52 metri di altezza è una delle più alte della città. Grazie alla sua forma e imponenza, rappresenta un elemento architettonico distintivo del paesaggio del centro storico di Bologna, connotando in maniera netta Piazza Maggiore e l’area del quadrilatero. La cupola è impostata su un tamburo con finestre, contornato da otto contrafforti e altrettanti pinnacoli, sulla cui sommità è collocata una lanterna con otto finestre sormontata dall’emblema della confraternita dei Battuti, la croce latina con due bracci orizzontali e flagelli appesi, eretta sui tre monti del Calvario.

La cupola è affiancata a nord dal tiburio col tetto a falde e lanterna a copertura del presbiterio e, ai lati, dai tetti con struttura lignea e manto in coppi di laterizio delle cappelle. Le facciate sono finite a intonachino nel tamburo della cupola, o in mattoni faccia a vista con i corsi di malta stilata nel tiburio.

 

L’origine della chiesa è legata alla Compagnia dei Battuti, presente a Bologna dal 1260 e dedita all'accoglienza dei pellegrini e alla cura dei malati. La prima chiesa nella quale si svolgevano le funzioni religiose della Confraternita, di fronte all’Ospedale della Vita, era probabilmente una semplice cappella di dimensioni modeste. Ampliata tra il 1454 e il 1502, essa fu poi ricostruita, in seguito al crollo del soffitto (1686), su progetto dell'architetto G.B. Bergonzoni. Nel 1787 venne ultimata l'imponente cupola, alta 52 metri, opera dell'architetto Giuseppe Tubertini (1759-1831) su disegno di Antonio Galli Bibiena (1700–1774). La facciata fu ultimata nel 1905 dall'ingegnere Leonida Bertolazzi (1852–1913), in occasione di una campagna di restauro dell’interno della Chiesa.

 

 

 

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