Compianto sul corpo di Cristo morto
Un capolavoro che riassume in sé la dimensione religiosa, quella legata alla cura della salute e all’assistenza, e quella artistica
All’interno del Santuario di Santa Maria della Vita si conserva il celebre Compianto di Niccolò d’Apulia, detto “dell’Arca”, del quale si trovano tracce documentali dal 1463 sino alla morte, avvenuta nel 1494. L’opera è uno dei più importanti gruppi scultorei in terracotta del quattrocento.
Concepito come un tableau vivant a grandezza quasi naturale, il Compianto mette in scena attorno al Cristo disteso sul catafalco sei personaggi percorsi da un dolore feroce e disperato: Giuseppe d’Arimatea, la Madonna, San Giovanni Apostolo, Maria Maddalena, Maria di Salomè e Maria di Cleofa.
Nel cuscino sul quale poggia il capo del Cristo morto si legge la firma dell'autore, Opus Nicolai de Apulia - opera di Nicola dalla Puglia. È purtroppo scomparsa l'originaria policromia, che doveva essere caratterizzata da colori vivaci e accesi.
La datazione dell'opera è controversa, forse le singole statue sono state realizzate in momenti diversi, a partire dal 1463. Risalirebbe al 1464 un documento nel quale si raccomanda ai devoti la manutenzione di un Compianto presente nella Chiesa di Santa Maria della Vita, ed è possibile che a quella data l'opera fosse almeno parzialmente realizzata.
Il gruppo scultoreo era originariamente collocato in un vano, detto "Sepolcro", presso la porta di via Pescherie. Dopo il crollo del 1686 venne spostato e ricollocato, al termine dei lavori di ricostruzione, nel transetto destro. Rimase pressoché ignorato fino al XIX secolo, in quanto ritenuto opera eccessivamente drammatica, secondo i canoni estetici settecenteschi ed ottocenteschi. Iniziò ad essere rivalutato solo alla fine dell’Ottocento, quando fu rinvenuta la firma del celebre autore dell'Arca di San Domenico. Restaurato a più riprese nel 1914, nel 1922 e nel 1946, dal 1985 è stato ricollocato nell’attuale posizione in un locale accanto alla Cappella maggiore.
L’estremo realismo del gruppo, ma soprattutto la profonda connotazione psicologica dei personaggi, fa pensare che Niccolò abbia preso come modello lo strazio delle persone ospitate presso l’attiguo ospedale. In quell’epoca infatti, all’interno degli ospedali, così come nelle grandi cattedrali, le opere d’arte iniziarono ad esaltare la dignità dei poveri e degli ammalati come rappresentazioni tangibili della presenza di Cristo, a cui venivano accomunati nella sofferenza.
Il Compianto sul Cristo morto è un capolavoro che riassume in sé diverse istanze: religiosa, legata alla cura della salute e all’assistenza, e artistica.
Recentemente la Fondazione Carisbo ha istituito un gruppo di lavoro per la valorizzazione e la protezione del Compianto. Ne fanno parte Beatrice Buscaroli, Graziano Campanini, Padre Andrea Dall’Asta, Andrea Emiliani, Luigi Ficacci, Nico Stringa, Roberto Terra.






























